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venerdì 14 febbraio 2014

Un secondo e... i consigli per la gravidanza

Non so voi, ma qui siamo circondati da gravidanze.

Per una come me, che vorrebbe ma non può... è una tortura.

Ma prevale la gioia per le altre, ovviamente. Ieri mi è arrivata l'ultima di queste belle notizie.
Un'amica dell'università, che ora vive a Milano, e che si è sposata l'anno scorso a luglio in una giornata con temperature tropicali (per metà giornata il Nano è stato in body, scalzo, in mezzo a un prato, e lo invidiavo da morire), è incinta. 
Ha il termine ad agosto...
e quale migliore occasione di San Valentino per darle qualche prezioso consiglio per la gravidanza e affini?? Oltretutto ieri non ho potuto darle l'attenzione che questa big news avrebbe meritato, quindi rimedio così.

Cara Simona, ecco la mia lista di consigli per la gravidanza:

1. Si ingrassa 1kg nel primo trimestre, 1kg al mese nel secondo trimestre, 1kg ogni due settimane nel terzo trimestre. Dicono. Io mi ero fatta una tabellina sul frigo, ma poi non la guardavo.
2. Le smagliature fanno paura. A me ne facevano, almeno. Quindi il povero Cody ha sopportato di dormire con me unta e bisunta di olio di mandorle per tutti i nove mesi della gravidanza. E pure dopo. Però le smagliature non si sono viste. In realtà dicono che sia il famoso fattore C, se ti devono venire ti vengono. Altrimenti, come me, magari hai culo. Ma tu l'olio mettilo, va.
3. Effetto collaterale: un sonno da morire!! Basti dire che mia madre, ai tempi, regalò due tazze dei Sette Nani a me e Cody: a lui Dotto, a me Pisolo. Dormi, dormi appena puoi. La combinazione incinta-isterica è la peggiore, secondo me.
4. Tieni un diario della gravidanza. Io l'ho fatto, e oggi a volte mi fa piacere rileggerlo.
5. Apermus. Segnatelo. Canticchiando "con un poco di zucchero la pillola va giùùùù" inizi a prenderlo dal sesto mese, e continui fino al travaglio. Dicono che faciliti il parto. Se vedi il post del mio parto capirai che forse con me non ha proprio funzionato, ma già mi ero risparmiata le smagliature, mica potevo avere tutte tutte tutte le fortune, eh?
6. Ascolta tutti i consigli che ti danno su gravidanza, allattamento, lettone-lettino, pannolini, asilo nido... e poi fai di testa tua. E benedici tutti i giorni il fatto che tua suocera viva in Canada.
7. Fatti delle foto col pancione, vedi punto 4. Poi ti farà piacere riguardarle. Almeno, io in gravidanza mi sentivo bellissima. Forse perché finalmente la mia pancia aveva un senso. Poi, se non ti piaci tanto, le foto le tieni per te. Un domani ti faranno tenerezza.
8. Scegli un nome che piaccia a entrambi tanto, ma tanto tanto. Tra un paio d'anni ti troverai a ripeterlo qualche manciata di volte al giorno. E sarà così per i primi 18-25 anni del* pup*. Poi magari se ne andrà di casa e lo nominerai meno spesso.
9. Se proprio devo consigliarti dei libri, quelli della Tata Lucia sono carini, Il linguaggio segreto dei neonati puoi leggerlo sotto l'ombrellone, consiglio assolutamente "Parlare con i bambini". Non si trova quasi più nelle librerie, quando vieni a trovarmi te lo presto. Ma poi me lo ridai, eh. Brucia invece Fate la nanna e se ti avanza tempo leggi Il mio bambino non mi dorme.
10. Goditi questi mesi. Sono gli ultimi veramente da sola con Ale. Poi sarà tutto più bello, più "completo", non potrai più immaginarti in due, senza lui/lei, ma sarà diverso. 
Quindi, davvero, goditi tuo marito, le serate senza fare nulla, gli amici. E goditi anche questo rapporto speciale con qualcuno che c'è, ma non si vede, e soprattutto che senti solo tu.

Insomma, sono felice che tu sia incinta e che abbia voluto condividerlo con me. E se vuoi, posso anche spiegarti che un bambino non costa tanto, con alcuni piccoli accorgimenti.

Ma questo te lo racconto in un altro post.

martedì 5 novembre 2013

Post... Scriptum del parto epico

Bibi alla nascita pesava 4,230kg. DOPO aver fatto la cacca e la pipì.

Ho fatto solo i tre giorni canonici in ospedale, nonostante il mio parto epico. Sono tornata a casa con un notevole edema e l’obbligo di farmi controllare da Sorella ogni giorno. 

Sentivo un po’ male ovunque, ma credo capiti a tutte.

L’allattamento è partito bene, a parte il secondo giorno che ho avuto un po’ di panico, ma Cody ha preso in mano la situazione e ha risolto tutto.

Faceva caldo, caldissimo. Ma tenevo il condizionatore spento, di notte, per paura di non sentire Bibi piangere. E posso dire che dopo averlo sentito un paio di volte, il mio cervello si è “settato” sul suo pianto, e lo sentivo anche se coperto da altri rumori.

Il ciuccio gliel’ho dato dopo almeno due settimane. Ora penso che non lo toglierà mai, in questo periodo ce l’ha sempre in bocca. Però è stato un sollievo. Preciso che l’allattamento era a richiesta, ma ciò per me non voleva dire avere sempre una tetta di fuori, insomma.

Ero molto “gelosa”, non sopportavo che mia suocera (in particolare, ma un po’ tutti) lo volesse sempre in braccio. Bibi era mio. I momenti da soli lui, io e Cody erano i più belli. E lo sono ancora.

Il cordone mi faceva schifo, ma è caduto senza problemi.

Dormivo quando lo faceva lui, cioè spesso. Già durante la gravidanza avevo un sonno incredibile, immaginiamo adesso che mi svegliavo ogni tre ore anche di notte.

Dai tre mesi in poi, ho usato i pannolini lavabili. Li consiglio vivamente. Ma ci sono già post, blog e siti che ne parlano, quindi mi limito a citarli come una buona scelta per una mamma. Se a qualcuno interessa ci spenderò due parole :)

Non gli ho mai fatto, e non lo faccio tuttora, lavaggi nasali regolari. Li odio, e li odia lui. Adesso poi che è grande e forte (2 anni fatti ad agosto per più di 13 kg, e due manone da agricoltore) non riusciremmo a tenerlo fermo in due.

Lo scambiano in troppi per una femmina, ed è una cosa che odio. Quando non capite il sesso di un bambino (vestito con abiti maschili, mentre va sul monopattino di spiderman e la mamma lo chiama per nome) chiedete come si chiama, o state zitti. Per favore.

Non l'ho cercato, e all'inizio ho fatto fatica ad accettare la sua esistenza. Sono contro l'aborto e quindi non mi sono nemmeno chiesta "cosa potevo fare". 
Ma è la cosa maledettamente più meravigliosa che mi sia mai capitata. In un secondo ero incinta, in un secondo ero mamma, ma ogni giorno DIVENTO un po' più madre. 
Con lui, per lui. Con Cody, per noi. per il futuro che sarà.

PS al post che si intitola PS... Io ve l'avevo detto, di non leggere il post del parto, è inutile che ora vi lamentiate che siete traumatizzate!!! (ogni riferimento alle Fantastiche 5 è puramente casuale)

giovedì 31 ottobre 2013

Io ci avevo creduto.

Io ci avevo creduto, all’ostetrica del corso preparto.
Cristina, alta, magra, con capello corto brizzolato. Due figli, entrambi oltre i quattro kg, partoriti naturalmente e in posizioni acrobatiche. 

Io. Ci. Avevo. Creduto.

Ma andiamo con ordine. 
Riesco a ottenere un posto all’ambitissimo corso preparto della Mangiagalli di Milano. Non ricordo bene tutti gli incontri. 
So che eravamo una decina di panzone, tra cui spiccava la mia, enorme come quella di un altro paio di mamme, e una pancia minuscola di una ragazza magrissima, che si è presentata più o meno così “Ciao, mi chiamo Ragazzaconpanciapiccola, se mi dite che la pancia è piccola mi incazzo.” 
Se da una parte io ero stufa di sentirmi chiedere se fossero due gemelli, e se fossi sicura sicura di essere al sesto mese e non al nono, lei era stufa di sentire esattamente il contrario. Tra l’altro, poi ha fatto un bambino di 3kg e mezzo, lungo 54 cm. Davvero non ho idea di come facesse a starci in quella pancia.

C’è una mamma ultraquarantenne, circa metà di noi tra i 30 e i 40, le altre – tra cui io – sotto i 30. Tutte al primo figlio. Ad alcuni incontri hanno partecipato i papà, per altri eravamo solo noi. Fortunatamente non ci hanno richiesto di fare disegni psicologici o ca**ate del genere. È stato tutto abbastanza “pratico”.

C’era il bambolotto che somiglia a un neonato, con tanto di peso quasi reale, le ossa del bacino di stoffa per far vedere come si dilatano, le palline da tennis su cui sedersi appoggiandole sotto il perineo “perché è lì che sentirete la spinta” (sì sì, uguale a quella del parto, cerrrto), i tappetoni per fare gli esercizi di respirazione e poi c’eravamo noi, le panzone piene di domande dubbi paure speranze pensieri e piene di.. bambini.

Ci aveva spiegato, Cristina, che sì partorire faceva male, ma dovevamo riuscire a fare il travaglio il più possibile a casa, possibilmente nella vasca di acqua tiepida (dpp delle presenti, dal 15 al 30 agosto), e poi dovevamo chiedere di poter camminare durante il travaglio in ospedale. Nessuno poteva obbligarci a partorire nella posizione “classica”, soprattutto per noi con i bambini presunti grandi.

Aveva anche lanciato la sfida, sicura che noi mamme terrorizzate all’idea di partorire dei cocomeri sopra i 4kg in realtà avremmo sfornato dei bambini del tutto normodimensionati, perché i ginecologi “esagerano sempre”.

Poi ci aveva preparate all’allattamento, al pannolino, alla nanna… cose classiche, insomma. Interessanti, ma non è che con qualche buon libro non si potesse ottenere lo stesso risultato. Il livello umano, la condivisione della situazione però sono stati belle cose.
Con qualche mamma sono rimasta in contatto, qualcuna ha fatto un bel parto, qualcuna meno. 
Una ha fatto il cesareo, una un parto quasi come il mio, poi ci sono io che ho fatto il parto epocale, e perfino una poverina con data presunta del parto il 22 agosto, indotta il 1 settembre che ha partorito all’alba del 3. Un'altra era stata assistita da Sorella, la quale mi ha raccontato che dopo 5 minuti di travaglio invocava il demonio ed era "peggio di me". Della serie nonsonol'unicacagasotto.



Il prossimo corso preparto lo farò solo perché partorirò in un altro ospedale, per guardarmi intorno. Ma sarò moooolto scettica su tutto quello che si dice, soprattutto se sembra troppo ottimistico. 

Nel prossimo post, quello che tutti attendete con ansia. Il parto epocale.

ERRATA CORRIGE: avevo già preparato questi post, e per sbaglio quello sul parto è già pubblicato qui. Facciamo finta che siano in ordine giusto, dai.

martedì 29 ottobre 2013

Quentin Tarantino sarebbe svenuto

Bene, eccoci giunti al parto epocale.

Lettura sconsigliata a chi è particolarmente sensibile, a chi non ha ancora avuto figli, a chi ha paura del dolore fisico, sconsigliatissima a chi è attualmente incinta.

COME LO IMMAGINAVO

Musica zen, io che mormoro durante la contrazione, luce soffusa, certo sì il male - ma sopportabile, Sorella al mio fianco, Cody dall’altra parte con gli occhi lucidi, un fagottino di dimensioni non trascurabili che piange sul mio petto. Possibilmente in vasca.

COME E’ AVVENUTO.

La musica non c’era, durante le contrazioni io sembravo posseduta e tra una contrazione e l’altra.. pure, la luce era quella sparata da sala operatoria, il male era una cosa che mai avrei immaginato, Sorella c’era ed era molto professionale, Cody c’era ma ha rischiato seriamente il collasso, il fagottino era un bisonte e non ha pianto sul mio petto, non subito almeno. Niente vasca, al massimo il lago di sangue-e-cacca splatter che ho creato con l’aiuto di Bibi.


Dunque.


Da brava primipara zen, dieci giorni prima della dpp torno dal mare. Ci ero andata con la valigia pronta, ma ero sicura che il fagiolo sarebbe nato a Milano, sai che figura un domani? “G.S., nato a … Varazze, sa la mamma era in vacanza..”

Torno a ridosso di Ferragosto, giorni in cui è più facile trovare in vendita un cappotto di piume di struzzo che un ambulatorio aperto.
Quindi, fingo un dolore e passo dal pronto soccorso in data 17 agosto. Da lì, Sorella riesce a farmi salire al piano X, dove una sua insegnante, ostetrica vecchia scuola, ma fa il “controllo del bacino”, tecnica che non viene più insegnata (lasciamo per un altro post la mia polemica sull’abuso del parto cesareo) per vedere se le ossa dei fianchi della mamma sono abbastanza larghe da far passare un nano. L’ostetrica F. mi fa spogliare e camminare avanti e indietro su un telo, poi prende un cartoncino sagomato e mi traccia delle linee sulla schiena. “Signora” conclude “il suo bacino è bello largo, non c’è che dire. Ma la sente questa? È la testa del bambino, è enorme” 
(penso) Cosa???? 
“Quindi, se vuole un parto naturale, che le consiglio, venga domattina. È l’ultima possibilità”. Da notare che F. non perderà mai l’autocontrollo e il tono di voce da angioletto zen, nemmeno quando io starò contorcendomi e urlando di dolore.

Leggermente sotto shock, avverto Cody che il giorno dopo non andrà al lavoro. Alle 8 siamo in Mangiagalli, e mi fanno accomodare nel pre parto. Ho vicino una ragazza simpatica, anche lei in attesa di induzione, e facciamo un po’ amicizia. Lei farà un parto quasi normale, ma si scoprirà che non ha il perineo, quindi tra una spinta e l’altra verrà fotografata proprio lì, per i libri di testo medici. Oh God.

Conosco il ginecologo R., un tizio pazzo ma bravissimo. Mi visita, e intanto parla al telefono con l’auricolare. Già la visita è fastidiosa, in più lui intanto si fa pure i fatti suoi… sento un dolore intenso, e mi informa che mi ha fatto lo scollamento.
(penso) grazie di avermelo chiesto. 
Mi mettono il gel, e dicono che da lì a poco potrebbero iniziare le contrazioni. E in effetti, eccole. Chiedo a Cody di portarmi a passeggiare in corridoio, camminare aiuta il dolore. Ogni tanto, mi fermo, e sento una specie di fitta che parte dalla pancia e si propaga in tutto il corpo. Mi appoggio a Cody, respiro. Ce la posso fare. Sorella mi guarda e dice “se riesci a camminare, non sono le contrazioni vere”.

Mangio, e alle 14,30 mi visitano. Sono già di 2.5cm, che brava!

Il mio box sarà il numero 6, e Sorella mi rassicura “la sala parto 6 è quella in cui ho visto i parti più belli, sarà un segno?” [ricordatevi questa frase]
Alle 16 mi portano in sala parto e mi rompono le acque. Sento il liquido caldo che scorre dentro la padella, ostetricaF. mi fa i complimenti perché il liquido è molto bello. Iniziano le contrazioni vere, e fanno più male. Sono a letto, mi dicono che non potrò alzarmi per un’oretta perché mi hanno rotto le acque, e quindi Antani sbidiguda prematurata, e io ubbidisco.
Il dolore è più forte, ma respiro, Cody mi fa coraggio, e resisto. Bibi si muove, credo, e io gli parlo. Viene un’altra ostetrica per la donazione del cordone, ho già i moduli firmati. Mi dice di parlare molto col bambino, di prepararlo a quello che succederà. 
(penso) ma se non so nemmeno io cosa aspettarmi?

Mi attaccano l’ossitocina, e so che farà ancora più male. Resisto un’ora, poi il dolore è insopportabile, sono inchiodata a questo cavolo di letto, la pancia è enorme… non ce la faccio
Chiedo l’epidurale. Me ne pentirò per sempre. Non ricordo lo studente/la studentessa che me l’ha fatta, ma lo immagino come uno che probabilmente in realtà pensava di studiare archeologia. Mi ha fatto più male fare l’epidurale di (quasi) tutto il resto. Come se, con un grosso ago, mi ravanasse dentro la spina dorsale. 
Scoprirò settimane dopo, che mi hanno pure fatto un’epidurale leggera, fuffa, perché “dovevo sentire il bambino che scendeva”. F*ck.
Con l’aiuto di un po’ di droga, va meglio. Perlomeno ho un pochino di tregua tra un dolore forte e l’altro. 
Cody è al mio fianco, mi sostiene. Poverino, ho passato mesi a dirgli che lui doveva mettersi DIETRO il letto, e poi il letto è appoggiato al muro, quindi lui vaga come un’anima in pena tra il lato dove ho la flebo e il lato dove c’è il monitoraggio. Suddetto monitoraggio non funziona molto bene, e tra noi si svolge il seguente dialogo, più di una volta. 
“Ecco, ecco, un’altra contrazione! Fu, fu, fu.. che maleee!” 
“Ma no, amore, il monitor non la registra, sei sicura?” 
“Certo fu fu fu che sono SICURA, fu fu fu,  fa un male boia!” 
“Qui però non si vede.. peccato”.

Entra ostetricaF., con il suo modo di fare da insegnante di yoga. Fisicamente è bassa, tarchiatella, con un viso alla Rosy Bindi e lo stesso taglio di capelli, con frangetta ancora più monastica. “Ecco, signora, adesso facciamo un po’ di esercizio” 
(penso) Cosa cosa cosa? Dovrei alzarmi? Non ce la faccio. No no. 
“Adesso scende dal letto, e Cody la aiuta un po’, va bene?” 
(penso) Ho scelta?

Con Sorella che ci guarda, Cody e io assecondiamo le contrazioni tenendoci per mano, ai lati opposti del letto, e quando arriva il dolore forte ci abbassiamo. Lui mi tiene, io scendo quasi fino a terra. Non sento quasi il male, da tanto sono concentrata a non cadere. Poi cambiamo esercizio. OstetricaF. mi fa fare l’hula hop, esercizio di cui avevo letto sui libri: aiuta a far incanalare correttamente il bambino. Ma non è un movimento normale; ostetricaF mi tiene per i fianchi e mi fa roteare fino quasi a farmi perdere l’equilibrio. Il terzo esercizio si svolge sulla scaletta che serve a salire sul lettino da parto. Seduta sul gradino più alto, con le gambe aperte e le ginocchia piegate (posizione ranocchia, per capirci), quando arriva la contrazione devo scendere fino all’ultimo gradino e spingere un pochino. Tutto con l’aiuto di ostetricaF. Sorella e Cody, seduti dall’altra parte del lettino, ci guardano. Mi sembra un provino di XFactor, e glielo dico. Sorella commenta “Sei spiritosa anche in questi momenti”.

Arriva ginecologoR, mi visita (di nuovo al cellulare) e fa un cenno a ostetricaF. Stacca momentaneamente il cellulare, spinge la mano più in fondo, e fa una manovra nota come “rotazione del bambino”. A me sembra che si stiano spezzando le ossa del bacino, fa un male che mi ottunde la mente; urlo come se mi stesse staccando una gamba. Lui e ostetricaF non perdono l’aplombe. Cody si siede.

Poi non ricordo i dettagli, ma vengo messa in posizione “classica” (sì, quella che NON volevo assolutamente), con le mani attaccate a due maniglie che servono per aiutarti durante la spinta. Cody è con me, e io ho paura, tanta paura. Mentre, credo, inizio a spingere, vedo un gruppo di circa 10 camici bianchi che entra in sala operatoria. Penso “Sto morendo. O sta morendo il bambino”.

Uno di questi camici bianchi si stacca dal gruppo, viene vicino a me, sale sulla scaletta e sfodera il gomito. Penso “Oddio no, la manovra di Kristeller no!” Urlo. Sento Cody che trattiene il fiato. GinecologoR guarda scocciato il collega e sibila “non ancora” il collega si ferma, ad aspettare. GinecologoR mi sta preparando a fare la ventosa. Almeno questa cosa me l’ha detta in anticipo.

Dunque, io fino a quel momento sono stata vista nuda da: i miei genitori, Sorella, Cody. In quel momento ci sono tre persone che mi guardano proprio laggiù, altre sette/dieci che mi guardano da in fondo alla sala, più Sorella e Cody. Meno male che ho il cervello mezzo spento, se no arrossirei.

Presa dal panico, ho un momento di totale black out. Non ricordo nulla, non so quando ho effettivamente iniziato a spingere, non so se mi hanno fatto qualcos’altro. (oltre allo spezzamento del bacino, l’epidurale fatta da un macellaio, lo scollamento e l’infarto dovuto a tutta questa gente che è entrata?)

Ricordo che torno in me perché penso, con molto umorismo, che probabilmente sembro la bambina dell’Esorcista. L’effetto dell’epidurale se n’è bello che andato, io sono sdraiata in posizione da parto, con le gambe aperte, due persone che mi tengono le ginocchia schiacciate contro il petto, ho la schiena inarcata, la testa ribaltata indietro e sento un rumore fastidiosissimo… che mi accorgo essere il mio urlo. 
Un urlo che non saprei riprodurre, che mi esce dalla pancia, dai polmoni, non dalla gola. 

L’ironia vuole che in controtempo rispetto al mio urlo se ne senta un altro provenire dalla sala parto affianco. (Dove una ca-ga-sot-to, mi sia consentito dirlo, sta partorendo il secondo figlio, di 2.7kg.) 

Non ricordo di aver guardato Cody, ma so che è seduto, bianco/verde, e fa il tifo per me. Sorella lo sostiene. 
Il pazzoide di prima riparte in quarta, e stavolta la Kristeller me la fa, urlando “Pancia dura, signora, pancia dura!” 
(Penso) ma non si diceva spinga? GinecologoR sta facendo la terza ventosa a Bibi, laggiù da qualche parte, OstetricaF mi ha fatto il taglio, l’episiotomia, insomma, mi manca solo che chiamino davvero l’esorcista!
Quando ormai Cody sta per svenire, e (saprò dopo) GinecologoR sta dicendo a OstetricaF “Questa è l’ultima spinta, poi si va di cesareo, la sala operatoria è già pronta”, Sorella grida: “LA TESTA!!” 

Cody si riprende, io abbasso lo sguardo e vedo la testa di Bibi. Coperta di ricci neri. E io so il perché. Da lì, è tutto più semplice. In realtà scopro dopo che pure le spalle di Bibi hanno fatto fatica a uscire, ma io non me ne sono accorta. Lo sento scivolare fuori, e me lo ribaltano sulla pancia. 
Niente momento tenero mamma e figlio pelle a pelle, però. Cody e io piangiamo e ci guardiamo. Però di Bibi io vedo solo i piedi. Il cordone viene tagliato di fretta, il Nano portato via da me. Mi chiedo cosa voglia dire, ma sono troppo sconvolta.

Un’altra piccola spinta, e OstetricaF, leggermente scarmigliata ma sempre lieve e tranquilla, solleva soddisfatta la mia placenta.
Poi entra un altro medico, tipo il primario di Cuciologia, per mettermi i punti. Lavora tanto a lungo che Cody mi sente urlare, scocciata: “Allora, lì sotto abbiamo finito?”. Fa fuori tre fili diversi. Praticamente, cuce partendo dai polmoni.
Poi, là, mi mettono del ghiaccio. Mi guardo intorno, e sembra una scena delle Iene. Sangue e qualcos’altro ovunque. Scopro che il Nano, mentre usciva, ha fatto la cacca ovunque.

E finalmente eccolo, il frutto delle mie fatiche erculee: in braccio a Sorella, il bisonte bambino più bello del mondo.

È successo che era un po’ sofferente dopo il parto (ma dai??) quindi lo hanno portato nell’isola pediatrica e gli hanno dato un po’ di ossigeno. Poi bagnetto, pesata, svenimento dell’ostetrica che lo ha pesato, e infine Sorella, prima di portarmelo, si è affacciata al corridoio che divide le sale d’attesa dal reparto per far vedere il bambino ai nonni, da lontano.

Ricordo solo che lo tenevo, che ho provato ad attaccarlo subito al seno e lui ha reagito benissimo.
Ero sudata, sporca, distrutta, ma devo dire che ero felice. Non smettevo di piangere. Una volta ricomposta in qualche modo, e coperta ben bene sotto un telo verde, sono stata portata nel corridoio, dove i nonni hanno potuto vederci, per la prima volta insieme ma divisi.

Ho pensato che non era poi così bellissimo, con la testa piena di bozzi, la faccina gonfia e l’aria decisamente stravolta. 
Poverino, quello che ho vissuto io, lui l’ha vissuto da dentro. Ma l’ho amato subito, di un amore possessivo, forte, grande, invincibile. Ho guardato i suoi occhietti.  

Un secondo, ed ero mamma. 18 agosto 2011, ore 20.43. 

martedì 22 ottobre 2013

Questa gravidanza s’ha da fare

Quindi, si diceva che ero incinta. 
19 dicembre 2010, 18 agosto 2011. 
Tanto durò la gestazione. 

Credo di aver smesso definitivamente di essere triste-disperata-smarrita quando, a febbraio ho avuto una perdita piccola piccola, mentre uscivo dal lavoro. Mi sono spaventata da morire. Ho guidato a 300 all’ora per arrivare a casa e sapere se ne avevo avute ancora, di perdite. E lì ho capito che ormai quel bambino c’era, e sarebbe rimasto. 
Perché volevo che rimanesse.

E allora ho letto millemila libri. Gravidanza, gestazione, parto in acqua, parto naturale, parto senza dolore, la nascita senza traumi per il bambino, il diario della tua gravidanza, fate i bravi 0-3 anni, fate la nanna, fate la pappa, facciamo la nanna, ti faccio la pappa, dormiamo felici, lo yoga post-parto, depressione post-partum come combatterla, forum online e, letteralmente, chi più ne ha più ne metta.

A 18 settimane circa, ho sentito le famose “bollicine” e ho saputo che lui/lei si muoveva.

Alla seconda visita a cui partecipava Cody abbiamo scoperto che era maschio. Ma io lo sapevo già. 
Anche perché in sala d’attesa avevamo pensato che se fosse stata femmina non avevamo uno, un singolo nome che ci trovasse d’accordo. 
Abbiamo visto il pisellino, e Cody ha chiesto quanto era lungo. Capite? La domanda più romantica che un padre abbia mai fatto, altro che lacrime e commozione. Il pazzo ginecologo lo ha pure accontentato. Il Nano aveva 2cm di femore e 1cm di pisello. Cody è uscito dallo studio tutto ringalluzzito e orgoglioso. Calabrian pride.

La pancia cresceva, io sono aumentata il giusto, a fine luglio il pazzo ginecologo ci ha detto che il bambino era già oltre i 3kg e mancava ancora un mese.
Ma io, convinta di tutte le mie teorie formulate da chi non ha avuto figli cazzut stupi  ingenue, pensavo davvero che quando il bambino è pronto, nasce.
 E non pensavo che avrebbe mai raggiunto, che so, i 5 kg. 

C’è un bel video di quei giorni, fatto da Cody. 
Io sto cucinando, con la panzona che mi rallenta i movimenti. Quando lui mi chiede come sta il Nano, io rispondo “Bene, è bello grosso ma ha ancora tempo, speriamo che diventi un bel 4kg e mezzo, e abbia la testa grossa, le spalle larghe e magari nasca a braccia aperte”.

Quando ho rivisto questo video, dopo il parto,  mi sarei picchiata da sola.


Nei prossimi post, il corso pre parto alla Mangiagalli e il big moment della nascita del Nano.

venerdì 18 ottobre 2013

Un secondo dopo l'altro...

Tornare al lavoro dopo le feste natalizie, incinta, senza poterlo dire, sembrava una cosa facile.
Fisicamente non si vedeva ancora nulla, anzi, prima di rimanere incinta avevo con fatica perso 5 kg… che ora avrei rimesso sigh sob. Però, per il momento, ero in forma.

Non avevo calcolato che a gennaio, nelle aziende, si fa l’archivio. Che significava portare 5-6 faldoni per volta in magazzino. 
Cosa che io non potevo fare. Il fagiolo non si era ancora impiantato bene, non potevo fare sforzi. 
Ho finto mal di schiena per una settimana per aiutare la mia povera collega il meno possibile. 
Poi l’ho detto anche in ufficio. Tanti erano contenti, il mio capo scettico, la mia collega moriva dal ridere. Cioè, tu, in sostituzione maternità, rimani incinta a tua volta? Dobbiamo bruciare la sedia su cui lavori!  Dopo il terzo mese l’ho detto a tutti, e sulla mia sedia è stato attaccato il cartello “trono della fertilità. Non sedersi”.

Ho lavorato fino alla fine del settimo mese. Non mi avevano detto quanto sonno si ha in gravidanza, mamma mia. Poi a giugno sono stata a casa, faceva troppo caldo e avevo una panza enorme.
E ormai ero molto, molto molto incinta.
Continua.

giovedì 17 ottobre 2013

La frase di per sé era semplice


Alla famiglia di Mamma: “Divento mamma”

Reazioni
Zia S.: Oddio devo comprare un vestito! (per il matrimonio, ndr). 
Altri: O_o
Nonna Bis A.: silenzio, esce dalla stanza. Rientra con gli occhi lucidi. Mi prende le mani e dice: “A volte mi chiedo cosa sono arrivata a quasi 84 anni a fare, ma in questi momenti capisco per cosa vale la pena vivere così a lungo”. La reazione più bella di tutte.

Alla famiglia di Papà: “Aspetto un bambino”
Reazioni
Silenzio da varie parti.
Nonna Bis C.: Oddio, da te non me l’aspettavo proprio. Tu, che vai pure in chiesa. (Il silenzio imbarazzato aumenta) Eccola lì, la mia paura più grande. Un macigno che mi aveva buttato addosso mia nonna, quella che in fondo ero sempre stata la preferita in quanto prima nipote. Cosa che avevo sempre odiato, tra l’altro. Poi ho scoperto che era offesa perché ci eravamo già viste una volta, da quando l’avevo saputo, e non gliel’avevo detto prima.

Alle Fantastiche 5: “Ragazze, stasera sono in ritardo..” 
Tutte: commenti e risolini sul mio “ritardo”.. e io, pensando chenonc’ènientedaridere “..perché stavo discutendo con mia mamma sul rischio di guidare incinta. Aspetto un bambino.”. 
N. scoppia a piangere. 
F. mi insulta. 
M. piange pure lei. 
A. e L. sono attonite. 
Alla cena partecipa pure S., attuale marito di F., che avrei preferito non ci fosse. A quella cena mangio pure due fette di salame, eccheccavolo in fondo non sono ancora incinta-incinta, vero? 


All’amica con cui avevo pianto la domenica dopo messa e ad altre due: “Ragazze, io pochi giorni fa ho fatto un test di gravidanza. Era positivo”… sgomento, poi abbracci da tutte e tre. 

S. è abbastanza sconvolta, A. mi salta praticamente in braccio. V. non sa che dire, anche sua sorella è incinta di pochissimo.

A V., amica che nel gruppo aveva dato scandalo prima di me, rimanendo incinta dopo pochi mesi, di uno che noi conoscevamo pure poco e che all’inizio della storia stava ancora con la ex. “Sai, pensavo di fare un regalo speciale a tua figlia, per Natale” “Ma no, che regali, già le fate sempre mille cose, non importa..” “no, io pensavo ad un regalo speciale, tipo.. un cuginetto. Fatto da me. Che è già in arrivo”. V. All’inizio non capisce, poi ha un mezzo svenimento. Ma mi abbraccia forte.

Ad altre amiche, in pizzeria. Faccio l’annuncio.
 T. inizia a piangere di brutto (con le stesse lacrime che due anni dopo le vedrò versare in chiesa, mentre vado all’altare a braccetto con mio padre), C. mi insulta. Letteralmente. Mi ha detto qualcosa tipo “tu sei scema, adesso ti vorrei picchiare” e poi scoppia in lacrime pure lei. Siamo nella pizzeria sotto casa, dove mi conoscono tutti. Il proprietario ci vede ridere e piangere, e porta una bottiglia perché “mi sa che dovete brindare, ragazze, ma non so a che cosa”.

Agli amici di Cody è stato stranissimo dirlo. Eravamo a una festa, li abbiamo radunati e stavo per fare l’annuncio quando M., amico storico di Cody, ci guarda e urla “Evviva, Cinzia è incinta!” E inizia a stringerci la mano alzando il bicchiere. 
Gli altri ridono con lui, tranne T. che lo sa già. 
Noi proviamo a fargli capire che è vero, è proprio quello che stavamo per dire. Il sorriso di M. lentamente si spegne. Ma torna subito, e gli amici brindano per noi.

Lo dico alla regista di teatro, la quale si stupisce che nel 2011 possano ancora accadere queste cose. Reazione comune, che sentirò tante altre volte. 
Durante le vacanze, lo diciamo quasi a tutti.

Intanto, il 23 dicembre il mio costosissimo ginecologo privato riesce a infilarmi nell’ultima visita del giorno. 
E sento che lui, o lei, ha un cuore che batte. Che poi è ovvio. È un essere vivente, la prima cosa che si forma effettivamente è il cuore. 
Cody non c’è, sono con Mamma e Sorella. 
Ecco, lì inizio a diventare effettivamente incinta.

Dirlo a tutti, sentire che il coso ha un cuore, avere a casa una foto grigia con un puntino bianco, iniziare a pensare a cose tipo “devo leggere dei libri sulla gravidanza, devo leggere libri sul parto, dobbiamo trovare dove vivere, non so niente di bambini, anzi forse non mi piacciono neanche molto, ho paura, oddio ma sono davvero incinta?” mi ha fatto iniziare a capire che qualcosa stava cambiando, per sempre. 
Non immaginavo quanto, però.