Fa molto caldo, moltomoltomolto. In Dittafrullatore si suda anche da seduti, fermi, con il condizionatore acceso.
Mi sembra di lavorare in Sostiene Pereira.
Le vacanze si avvicinano, Halleluja.
E stamattina il Nano, mentre faceva pipì, ancora un po' assonnato, mi ha detto, canticchiando: "Io... ti ameuòòò... per seeempue...".
Che bella l'estate.
Un amico una volta ha detto che chiunque può aprire un blog... e quindi perché non io? (cit.) E quindi scrivo, a getto libero. Mio padre ne sarebbe fiero, sognava che facessi la giornalista. Che non è proprio la stessa cosa, ma magari qualcuno mi legge. Poi forse glielo dirò, un giorno, che ho un blog.
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venerdì 17 luglio 2015
giovedì 28 agosto 2014
Ama il tuo cuore
"Trova un lavoro che ami
e non lavorerai mai un giorno nella tua vita"
"Là dov'è il tuo cuore, lì si trova il tuo tesoro"
Ecco, in questi giorni ho pensato spesso a queste due frasi.
Provenienza diversissima, la prima è un detto credo orientale, la seconda è biblica.
Però mi riassumono bene in questo momento, in cui sono - come spesso accade - divisa tra due pensieri.
Per cominciare, diciamo che mi piace il mio lavoro. Dittafrullatore mi fa impazzire oggi come ieri, orari assurdi, obiettivi altissimi, responsabilità sulle nostre spalle e tanti difetti, ma in fondo il lavoro, il tipo di lavoro che faccio, mi piace.
Mi piace prendermi cura del cliente, trovare l'offerta giusta, il prezzo giusto per lui e per noi, sentirmi dare del tu da qualche buon cliente e risolvere i loro problemi nel post-vendita.
Però il mio cuore non è qui.
Non è in Dittafrullatore.
Il mio cuore è a casa, tra le mie piccole quattro mura, con un uomo ormai trentenne (!!!) e un bambino ormai treenne (ancora più "!!!"). Il mio cuore vorrebbe che il mio lavoro, almeno per mezza giornata, fosse occuparmi di loro, di noi, della casa, della cena, delle pulizie, dei giochi.
Mi piacerebbe potermi rotolare per terra con Bibi, vestiti da Superman e da Spiderman, con un mio foulard a farci da mantello, a fingere che il letto sia una montagna piena di nemici che ci attaccano. Chi mai mi pagherebbe per cucinare la cena? Purtroppo, nessuno. Anche se la cena fosse buonissima. Che, nel mio caso, potrebbe essere comunque qualcosa da segnare sul calendario.
Ecco, quindi da una parte non voglio, non posso, mollare il lavoro. Ho studiato tanto e non mi vedrei mai come "solo" casalinga. Anche perché, quando i figli saranno cresciuti un po', secondo me apprezzerò il fatto di avere una vita fuori dalle mura domestiche. Dall'altra non voglio, non posso, non voglio, non voglio e mai vorrò mollare la mia famiglia.
Conciliare le due cose è dura, anche se si hanno parecchi aiuti e anche se tuo figlio è un bambino magnifico. E per magnifico intendo che quando la mattina esco, nonostante ora abbia imparato a dire: "Mamma, non andaue al lavouo. Uimani a casa, ti puego", ad un certo punto se ne fa una ragione e mi saluta, felice, augurandomi Buon lavouo.
Il giorno del suo compleanno era lunedì. Io la sera sono ripartita dalla Calabria, dove lui era al mare con Cody, i nonni e gli zii inglesi. Dopo la giornata di festa, la sera l'ho lasciato, tra le lacrime. Lui ha reagito a questo distacco (anche per lui doloroso, ne sono certa) evitandomi, piangendo anche se poco, chiedendomi di non andare al lavoro e poi allontanandosi, da solo, mentre io salivo in auto. Un scena straziante.
Insomma, come me ce ne saranno di certo tante, mamme imperfette che ricacciano le lacrime in gola mentre vanno al lavoro la mattina, che alle 17.30 guardano sconsolate la pila di fogli di cose ancora da fare, che la sera arrivano a casa correndo e buttano in pentola una cena pronta (o quasi) per poter giocare un po' coi loro figli.
Forse questo pensiero è anche dettato dal fatto che al mare, i bimbi con cui Bibi ha giocato erano tutti figli di insegnanti statali (che ci vuoi fare, hanno tre mesi di ferie all'anno..), mamme col part-time ("il capo me lo ha concesso subito, non ci credevo nemmeno io!"), mamme col part-time verticale ("me lo hanno dato solo dopo il secondo figlio.. ma almeno al venerdì sono a casa con loro!") oppure mamme casalinghe (ma queste le invidio solo a metà, anche perché molte erano mamme un po' isteriche, secondo me).
Vorrei creare un gruppo di incontro per mamme lavoratrici, sostenerci a vicenda. Perché in fondo per i nostri bambini le mamme siamo e saremo sempre noi. Incasinate, disorganizzate, sempre in bilico tra famiglia e lavoro, frustrate e che arrivano alla recita di Natale in ritardo e col fiatone (storia vera), ma che li amano.
E sappiamo, più o meno manifestamente, che il nostro lavoro migliore, quello che usa le nostre energie più importanti, che ci fa sentire più realizzate, che è un contratto a tempo indeterminato senza periodo di prova, da subito, il lavoro il cui risultato è più evidente e sarà più duraturo e apprezzato per sempre... beh, quel lavoro sono loro.
Avrei voluto dire questo, a Bibi, il giorno del suo terzo compleanno.
giovedì 14 agosto 2014
Al di là dei sogni.
Non volevo fare il solito post sulle ferie.
Ma qualcosa bisogna pur scriverlo, insomma.
Partiamo dal fatto che sono stata obbligata dalla mia bellissima DittaFrullatore a fare le ferie a luglio. Con una delle mie armi di convincimento (le lacrime, arma che ahimé uso quasi sempre involontariamente) sono riuscita a strappare anche la prima di agosto.
In totale, mi sono eclissata da DittaFrullatore per ben due settimane e mezzo. Eclissata in parte, in realtà, perché mi sono fatta mettere la posta del lavoro sul cellulare, così almeno ho tenuto vagamente monitorata la situazione per sapere cosa mi aspettava al mio ritorno.
Ma il nido era pagato anche se in realtà eravate via? Sì.
Ma quindi ora, in piena settimana di Ferragosto, tu sei al lavoro? Sì.
E il Nano? E Cody? Loro, partiti ovviamente con me a luglio, sono ancora via.
E tu sei a Milano da sola? Sì.
E come diceva una battuta de "Il Diavolo veste Prada": Amoilmiolavoro, Amoilmiolavoro, Amoilmiolavoro. O meglio, Miservelavorare. Ecco.
Quindi sono qui, a buttare giù i ricordi dell'ormai compianta vacanza coi miei uomini.
Vacanza avventurosa, quest'anno. Tre cuori e una tenda. Mai provata prima, a causa del tempaccio che tra giugno e luglio ha infestato tutto il nord Italia. Il post su come NON affrontare una vacanza in tenda è già in fase di creazione.
Destinazione, un campeggio sul Gargano.
Posso solo dire che è stata una vacanza davvero meritata, per noi tre. Meritata e bellissima. Problemi logistici con la tenda, in fondo, pochissimi. Bibi è stato bravissimo con il vasino, la spiaggia era stupenda e il Gargano, che non avevo mai visitato, ci è piaciuto davvero tanto.
Unica pecca, che anche in alta stagione dalle 13 alle 17 è tutto chiuso. Musei, supermercati, negozi. Anche nel centro dei paesini più frequentati, tipo Vieste o Peschici. Che ci vuoi fare, fanno la siesta.
Dopo 12 giorni di noi tre, abbiamo raggiunto i nonni materni in zona Pescara. In questo momento invece, Cody e il Nano sono in Calabria, con Ursula & Co. Li raggiungerò per il weekend, per spegnere le 3 candeline del mio piccolo grande amore.
In questi 12 giorni il nostro piccolo Principe ci ha deliziati con chicche di ogni tipo.
"Mammapapà, io non voglio più viveue a Milano, io vivo in tenda al maue"
(Seeeee magari figlio mio, magari)
"Io sono stanco, mi addoumeuei qui sulla sedia"
(dopo un predicozzo sull'importanza di stare fermo, quando in campeggio passa una bici, e di non mettersi a correre a zig-zag verso la bici stessa) "Io voglio una bici piccola, piccolissima, piccola così, e poi la uegalo alla mia Matilda" (Bambina di Sorella, in arrivo a fine ottobre)
Dopo due notti in tenda, il Nanetto ha imparato ad aprire da solo la zip della sua cameretta, e la mattina ci trovavamo a "seguire" i suoi movimenti dai rumori che faceva, fino a trovarcelo, trionfante, nel letto.
Una sera, ha fatto una cacca delle dimensioni di una melanzana sul tappeto all'ingresso della tenda.
Assorto nel gioco con una bimba più grande, si è lanciato in mare senza braccioli, bevendo litri di acqua e facendo venire un infarto a noi due.
Accanito assassino di formiche e ragni (colpa mia, lo ammetto, non ho potuto nascondere la mia fobia e temo di avergli trasmesso l'odio per gli aracnidi) si è invece appassionato alle coccinelle, anche se dopo un po' finisce inevitabilmente per ucciderle, a furia di accauezzalle.
Ci ha detto una quantità innumerevole di volte che siamo bellissimi, buavissimi, che ci ama e che siamo la mamma e il papà del mondo, e che lui voleva stare con noi per tutto il mondo.
Ci ha detto una quantità innumerevole di volte che siamo bellissimi, buavissimi, che ci ama... mentre lo sgridavamo, per distrarci.
Si è stupito del rumore della pioggia sulla tenda e ha inventato, insieme a suo padre, il gioco di Cremino, un bambino invisibile che quando ti tocca ti sporca di crema solare. Al grido di "arriva Cremino", siamo riusciti a spalmargli la protezione solare tutte le mattine.
Parla a tratti con una esse buffissima, tipo zeppa, a tratti sembra che dica la erre, ma poi ci ripensa. In compenso imita l'inglese in una maniera che fa morire dal ridere.
Insomma, io sono rientrata. Ma domani li raggiungo per un weekend. In fondo, lavorare a Milano ad agosto non é la cosa peggiore che poteva capitarmi...
Ma qualcosa bisogna pur scriverlo, insomma.
Partiamo dal fatto che sono stata obbligata dalla mia bellissima DittaFrullatore a fare le ferie a luglio. Con una delle mie armi di convincimento (le lacrime, arma che ahimé uso quasi sempre involontariamente) sono riuscita a strappare anche la prima di agosto.
In totale, mi sono eclissata da DittaFrullatore per ben due settimane e mezzo. Eclissata in parte, in realtà, perché mi sono fatta mettere la posta del lavoro sul cellulare, così almeno ho tenuto vagamente monitorata la situazione per sapere cosa mi aspettava al mio ritorno.
Ma il nido era pagato anche se in realtà eravate via? Sì.
Ma quindi ora, in piena settimana di Ferragosto, tu sei al lavoro? Sì.
E il Nano? E Cody? Loro, partiti ovviamente con me a luglio, sono ancora via.
E tu sei a Milano da sola? Sì.
E come diceva una battuta de "Il Diavolo veste Prada": Amoilmiolavoro, Amoilmiolavoro, Amoilmiolavoro. O meglio, Miservelavorare. Ecco.
Quindi sono qui, a buttare giù i ricordi dell'ormai compianta vacanza coi miei uomini.
Vacanza avventurosa, quest'anno. Tre cuori e una tenda. Mai provata prima, a causa del tempaccio che tra giugno e luglio ha infestato tutto il nord Italia. Il post su come NON affrontare una vacanza in tenda è già in fase di creazione.
Destinazione, un campeggio sul Gargano.
Posso solo dire che è stata una vacanza davvero meritata, per noi tre. Meritata e bellissima. Problemi logistici con la tenda, in fondo, pochissimi. Bibi è stato bravissimo con il vasino, la spiaggia era stupenda e il Gargano, che non avevo mai visitato, ci è piaciuto davvero tanto.
Unica pecca, che anche in alta stagione dalle 13 alle 17 è tutto chiuso. Musei, supermercati, negozi. Anche nel centro dei paesini più frequentati, tipo Vieste o Peschici. Che ci vuoi fare, fanno la siesta.
Dopo 12 giorni di noi tre, abbiamo raggiunto i nonni materni in zona Pescara. In questo momento invece, Cody e il Nano sono in Calabria, con Ursula & Co. Li raggiungerò per il weekend, per spegnere le 3 candeline del mio piccolo grande amore.
In questi 12 giorni il nostro piccolo Principe ci ha deliziati con chicche di ogni tipo.
"Mammapapà, io non voglio più viveue a Milano, io vivo in tenda al maue"
(Seeeee magari figlio mio, magari)
"Io sono stanco, mi addoumeuei qui sulla sedia"
(dopo un predicozzo sull'importanza di stare fermo, quando in campeggio passa una bici, e di non mettersi a correre a zig-zag verso la bici stessa) "Io voglio una bici piccola, piccolissima, piccola così, e poi la uegalo alla mia Matilda" (Bambina di Sorella, in arrivo a fine ottobre)
Dopo due notti in tenda, il Nanetto ha imparato ad aprire da solo la zip della sua cameretta, e la mattina ci trovavamo a "seguire" i suoi movimenti dai rumori che faceva, fino a trovarcelo, trionfante, nel letto.
Una sera, ha fatto una cacca delle dimensioni di una melanzana sul tappeto all'ingresso della tenda.
Assorto nel gioco con una bimba più grande, si è lanciato in mare senza braccioli, bevendo litri di acqua e facendo venire un infarto a noi due.
Accanito assassino di formiche e ragni (colpa mia, lo ammetto, non ho potuto nascondere la mia fobia e temo di avergli trasmesso l'odio per gli aracnidi) si è invece appassionato alle coccinelle, anche se dopo un po' finisce inevitabilmente per ucciderle, a furia di accauezzalle.
Ci ha detto una quantità innumerevole di volte che siamo bellissimi, buavissimi, che ci ama e che siamo la mamma e il papà del mondo, e che lui voleva stare con noi per tutto il mondo.
Ci ha detto una quantità innumerevole di volte che siamo bellissimi, buavissimi, che ci ama... mentre lo sgridavamo, per distrarci.
Si è stupito del rumore della pioggia sulla tenda e ha inventato, insieme a suo padre, il gioco di Cremino, un bambino invisibile che quando ti tocca ti sporca di crema solare. Al grido di "arriva Cremino", siamo riusciti a spalmargli la protezione solare tutte le mattine.
Parla a tratti con una esse buffissima, tipo zeppa, a tratti sembra che dica la erre, ma poi ci ripensa. In compenso imita l'inglese in una maniera che fa morire dal ridere.
Insomma, io sono rientrata. Ma domani li raggiungo per un weekend. In fondo, lavorare a Milano ad agosto non é la cosa peggiore che poteva capitarmi...
lunedì 23 giugno 2014
Weekend con il Nano
Un tranquillo weekend da mamma.
In cui però sono successe tante, ma tante cose.
Venerdì scorso, tutto d'un botto, il mio Nanetto ha deciso che non voleva più il pannolino, ma le mutande. E da allora, non ci sono quasi incidenti di percorso. Quasi, vedi sotto.
Venerdì questo, abbiamo grigliato da amici. Il mio Nano è in fase "compiacimento dell'altro / amplificazione delle proprie emozioni" e girava per casa dei nostri amici, per mano con la loro figlia di 6 anni, urlando "ma che beeella casa che hai, Greta! Ma è bellissima questa casa! Greta, la tua casa mi piace proprio taaaaaaanto".
Dato che era una sera speciale (come sempre quando mangiamo fuori) ha potuto mangiare con le mani, rotolarsi in giardino, guardare tantissima televisione, darsi alla pazza gioia facendo un casino del diavolo, e poi crollare svenuto sul letto dei miei amici ad un orario ben oltre il consueto. Ma in fondo è stato bravo.
Il giorno dopo ha raccontato ai nonni che Greta (Gueta, con la sua pronuncia senza erre) ha la doccia con le luci colorate e un riccio in giardino, che però non si poteva toccare.
La notte tra venerdì e sabato Cody è partito. Per la Francia. No, non per lavoro. Con tanto di tenda e sacco a pelo al seguito ha passato il confine per un addio al celibato. Poverino.
Dato che mi considero già una persona mediamente anziana, vi confido che quando Cody non è a casa faccio fatica a prendere sonno. E dato che il mio consorte è partito da casa alle 3 e qualcosa di notte/mattina, io mi sono riaddormentata ben dopo le 4. Alle 7,30 Gabri era sveglio, ma per fortuna l'ho convinto a venire nel letto grande a farsi le coccole con me fino almeno alle 9.. e che cavolo, è sabato anche per me!
La giornata è trascorsa tranquilla, a parte che io mi sentivo uno zombie. Cody era via, per fortuna anche Ursulaeconsorte, e quindi ho visto i miei. Mi sono goduta mia sorella panzotta e la piccola Matilda nella pancia. Il Nano è trooooppo tenero con lei, fa commuovere. Le parla, nella pancia "Ehi, Matilda, Matilda! Quando esci... io sono qui!", le da le carezze - anche se a volte sembrano delle manate.. vedremo quando uscirà - e soprattutto la chiama la mia cudinetta, cosa che mi fa sciogliere.
Al sabato abbiamo pranzato coi nonni e la bisnonna materna. Un'anziana vedova, con uno scarso senso materno, tanto che ha delegato la crescita di sua figlia ad altri, e che ora che è molto sola e molto anziana, quando è in compagnia dice tutto quello che le passa per la testa, nel bene e nel male. Nel giro di un pranzo mi sono sentita criticare, nell'ordine: come vesto mio figlio, come nutro mio figlio, come mi rivolgo a mio figlio, come parlo di mio marito, come mangio, cosa bevo... e soprattutto che sono sempre in ritardo. Cosa che sono sempre, sempre, sempre stata. E che da 28 anni le fa alzare un sopracciglio quando arrivo. Insomma, a 86 anni si potrebbe anche rassegnare, no?
Sabato pomeriggio all'insegna dei giardinetti, e poi cena a casa seguita da un film, guardato per intero sul divano. Alle 10,30 a nanna. Mi stavo beatamente immergendo nel mio libro, quando verso le 11 sento chiamare: "Mamma, mamma, mammina?"
Vado a vedere, convinta di trovarlo sveglio, che come sempre, cerca l'acqua, vuole un bacio, o ha perso un peluche (di solito dorme in compagnia di svariati pupazzi).
"Mamma" mi sento dire con voce piagnucolante "la nuvola, nel cattone, era tutta sola... e poi... e poi... nessuno andava da lei.. e lei pioveva... ed eua tutta sola, e nessuno andava da lei"
Intenerita, mi sono sdraiata con lui e l'ho convinto che lui, addormentandosi, avrebbe sognato di andare dalla nuvola, facendole così compagnia.
La domenica ci siamo svegliati in un ritardo pauroso, siamo corsi a messa ancora quasi in pigiama, siamo andati a pranzo dai nonni, e poi ad un battesimo.
Quando due persone, diciamo, originali fanno un figlio, rischiano di coprirsi di ridicolo ma danno sfogo alla loro creatività. Quando il figlio in questione è già il secondo, beh, la voglia di stupire aumenta. Per capirci, sono due che hanno un nano da giardino alto 1 metro, in salotto, che regge i telecomandi.
La festa è andata bene, il piccolino aveva caldo e piagnucolava ma come biasimarlo. Mamma e papà correvano in giro frenetici tra gli invitati, il rinfresco era buono e il Nano è stato bravo. Ha giocato tutto il tempo con la sorella maggiore del battezzato, sua amichetta del nido, e con altri bambini.
La qui presente mamma degenere, accompagnata da Sorella, salutava amici e conoscenti dando un occhio ogni tanto al mio bambino. Ad un punto mi sono accorta che mio figlio era fermo in giardino, e guardava gli altri. Troppo da lontano. Ed era troppo fermo.
Mi avvicino, notando che un bambino e andato verso di lui e lui gli sta sussurrando qualcosa: "ho fatto la cacca".
Senza scendere nei dettagli, ho dovuto spogliarlo, ripulirlo dalla vita in giù dai residui di cacca liquida, sciacquare le mutande, e rimettergli solo i pantaloni. Meno male che Sorella mi aiutava. Anche se ad un certo punto le ho gridato dietro perché lei, maestra di asilo nido, sa già fare tutto e non sa aiutarmi senza continuare a dirmi cosa dovrei fare, e come dovrei farlo. Ma poi abbiamo fatto pace. Siamo sorelle :)
Salutiamo al volo invitati, festeggiato, amici, sperando che nessuno noti Bibi che come un disco rotto ripete a chiunque gli si avvicini "io sono senza mutande", e soprattutto sperando che l'olezzo di pupù non sia poi così evidente, e corriamo a casa. Prima però ci fermiamo a prendere la bomboniera, ops, i gadget. Maglietta con foto del bambino, spilletta rotonda con foto del bambino, calamita da frigo con apribottiglie con foto del bambino, e foto del bambino incorniciata. Ovviamente il nome del bambino, italianissimo, sui gadget è in inglese.
Il weekend si conclude con noi che entriamo in casa, dove Cody, rientrato, sta facendo la doccia. Il Nano apre la doccia, lo guarda e gli dice "Papà, sono contento che sei tornato! Sei stato tanto tanto a calcio"
Ecco, oggi è lunedì, e quindi mi riposo.
Buona settimana a tutti!
In cui però sono successe tante, ma tante cose.
Venerdì scorso, tutto d'un botto, il mio Nanetto ha deciso che non voleva più il pannolino, ma le mutande. E da allora, non ci sono quasi incidenti di percorso. Quasi, vedi sotto.
Venerdì questo, abbiamo grigliato da amici. Il mio Nano è in fase "compiacimento dell'altro / amplificazione delle proprie emozioni" e girava per casa dei nostri amici, per mano con la loro figlia di 6 anni, urlando "ma che beeella casa che hai, Greta! Ma è bellissima questa casa! Greta, la tua casa mi piace proprio taaaaaaanto".
Dato che era una sera speciale (come sempre quando mangiamo fuori) ha potuto mangiare con le mani, rotolarsi in giardino, guardare tantissima televisione, darsi alla pazza gioia facendo un casino del diavolo, e poi crollare svenuto sul letto dei miei amici ad un orario ben oltre il consueto. Ma in fondo è stato bravo.
Il giorno dopo ha raccontato ai nonni che Greta (Gueta, con la sua pronuncia senza erre) ha la doccia con le luci colorate e un riccio in giardino, che però non si poteva toccare.
La notte tra venerdì e sabato Cody è partito. Per la Francia. No, non per lavoro. Con tanto di tenda e sacco a pelo al seguito ha passato il confine per un addio al celibato. Poverino.
Dato che mi considero già una persona mediamente anziana, vi confido che quando Cody non è a casa faccio fatica a prendere sonno. E dato che il mio consorte è partito da casa alle 3 e qualcosa di notte/mattina, io mi sono riaddormentata ben dopo le 4. Alle 7,30 Gabri era sveglio, ma per fortuna l'ho convinto a venire nel letto grande a farsi le coccole con me fino almeno alle 9.. e che cavolo, è sabato anche per me!
La giornata è trascorsa tranquilla, a parte che io mi sentivo uno zombie. Cody era via, per fortuna anche Ursulaeconsorte, e quindi ho visto i miei. Mi sono goduta mia sorella panzotta e la piccola Matilda nella pancia. Il Nano è trooooppo tenero con lei, fa commuovere. Le parla, nella pancia "Ehi, Matilda, Matilda! Quando esci... io sono qui!", le da le carezze - anche se a volte sembrano delle manate.. vedremo quando uscirà - e soprattutto la chiama la mia cudinetta, cosa che mi fa sciogliere.
Al sabato abbiamo pranzato coi nonni e la bisnonna materna. Un'anziana vedova, con uno scarso senso materno, tanto che ha delegato la crescita di sua figlia ad altri, e che ora che è molto sola e molto anziana, quando è in compagnia dice tutto quello che le passa per la testa, nel bene e nel male. Nel giro di un pranzo mi sono sentita criticare, nell'ordine: come vesto mio figlio, come nutro mio figlio, come mi rivolgo a mio figlio, come parlo di mio marito, come mangio, cosa bevo... e soprattutto che sono sempre in ritardo. Cosa che sono sempre, sempre, sempre stata. E che da 28 anni le fa alzare un sopracciglio quando arrivo. Insomma, a 86 anni si potrebbe anche rassegnare, no?
Sabato pomeriggio all'insegna dei giardinetti, e poi cena a casa seguita da un film, guardato per intero sul divano. Alle 10,30 a nanna. Mi stavo beatamente immergendo nel mio libro, quando verso le 11 sento chiamare: "Mamma, mamma, mammina?"
Vado a vedere, convinta di trovarlo sveglio, che come sempre, cerca l'acqua, vuole un bacio, o ha perso un peluche (di solito dorme in compagnia di svariati pupazzi).
"Mamma" mi sento dire con voce piagnucolante "la nuvola, nel cattone, era tutta sola... e poi... e poi... nessuno andava da lei.. e lei pioveva... ed eua tutta sola, e nessuno andava da lei"
Intenerita, mi sono sdraiata con lui e l'ho convinto che lui, addormentandosi, avrebbe sognato di andare dalla nuvola, facendole così compagnia.
La domenica ci siamo svegliati in un ritardo pauroso, siamo corsi a messa ancora quasi in pigiama, siamo andati a pranzo dai nonni, e poi ad un battesimo.
Quando due persone, diciamo, originali fanno un figlio, rischiano di coprirsi di ridicolo ma danno sfogo alla loro creatività. Quando il figlio in questione è già il secondo, beh, la voglia di stupire aumenta. Per capirci, sono due che hanno un nano da giardino alto 1 metro, in salotto, che regge i telecomandi.
La festa è andata bene, il piccolino aveva caldo e piagnucolava ma come biasimarlo. Mamma e papà correvano in giro frenetici tra gli invitati, il rinfresco era buono e il Nano è stato bravo. Ha giocato tutto il tempo con la sorella maggiore del battezzato, sua amichetta del nido, e con altri bambini.
La qui presente mamma degenere, accompagnata da Sorella, salutava amici e conoscenti dando un occhio ogni tanto al mio bambino. Ad un punto mi sono accorta che mio figlio era fermo in giardino, e guardava gli altri. Troppo da lontano. Ed era troppo fermo.
Mi avvicino, notando che un bambino e andato verso di lui e lui gli sta sussurrando qualcosa: "ho fatto la cacca".
Senza scendere nei dettagli, ho dovuto spogliarlo, ripulirlo dalla vita in giù dai residui di cacca liquida, sciacquare le mutande, e rimettergli solo i pantaloni. Meno male che Sorella mi aiutava. Anche se ad un certo punto le ho gridato dietro perché lei, maestra di asilo nido, sa già fare tutto e non sa aiutarmi senza continuare a dirmi cosa dovrei fare, e come dovrei farlo. Ma poi abbiamo fatto pace. Siamo sorelle :)
Salutiamo al volo invitati, festeggiato, amici, sperando che nessuno noti Bibi che come un disco rotto ripete a chiunque gli si avvicini "io sono senza mutande", e soprattutto sperando che l'olezzo di pupù non sia poi così evidente, e corriamo a casa. Prima però ci fermiamo a prendere la bomboniera, ops, i gadget. Maglietta con foto del bambino, spilletta rotonda con foto del bambino, calamita da frigo con apribottiglie con foto del bambino, e foto del bambino incorniciata. Ovviamente il nome del bambino, italianissimo, sui gadget è in inglese.
Il weekend si conclude con noi che entriamo in casa, dove Cody, rientrato, sta facendo la doccia. Il Nano apre la doccia, lo guarda e gli dice "Papà, sono contento che sei tornato! Sei stato tanto tanto a calcio"
Ecco, oggi è lunedì, e quindi mi riposo.
Buona settimana a tutti!
venerdì 9 maggio 2014
Il lieto fine, in alcune storie, arriva. E se arriva, sposalo.
Lo so, ho un carattere orrendo.
Non mi piaccio, cerco sempre di fare meglio sapendo che non ci riuscirò, e quando non ci riesco ci rimango pure male.
Passotanto... troppo... del tempo a criticare Ursula, e poi faccio le stesse cose che fa lei, e che odio.
Ovviamente il tempo che passo a fare quello che realmente VOGLIO non è mai abbastanza, e il tempo che passo a fare quello che DEVO... lo odio. Procrastinare dovrebbe essere il mio terzo nome (i miei, indecisi, mi hanno già dato entrambi i nomi che volevano per me).
Ogni tanto ho qualche idea ben riuscita, il più delle volte, in generale, arrivo a fine giornata senza potermi troppo lamentare.
Però, a volte, la faccio proprio grossa.
Ecco a voi la personalissima ricetta della pasta fatta in casa, come una volta, rivisitata da... me.
Premessa: tutto questo non sarebbe mai avvenuto se un sito, che sto pensando di denunciare per falsa pubblicità, non mi avesse tratta in inganno dichiarando che, in fondo, per fare la pasta in casa bastano 20 minuti di preparazione, 30 di riposo della pasta e 15 di stesura... e che quindi un'ora è più che sufficiente per fare tutto.
Ricetta: UN SECONDO E... le tagliatelle all'uovo
Occorrente:
4 uova
400 g farina
un pizzico di sale
un mattarello
una domenica mattina
un marito illuso che tornerà a casa e sarà tutto pronto
un Nano che proprio quella mattina vuole te, solo te, sempre te altrimenti piange
poco, pochissimo sugo a piacere
Procedimento
Cercando di coinvolgere il Nano, preparate una fontana con la farina sul tavolo, opportunamente sgombro e pulito.
Rompete le uova al centro della fontana, facendone colare metà sul pianale, FUORI dalla fontana.
Imprecate a turno contro la bellissima idea che avuto, contro il Nano che cerca di infilare le mani nelle uova, dicendo che ne vuole assaggiare "solo un po', pochino, ultimo ultimissimo" e contro le uova stesse.
Impastate vigorosamente cercando di amalgamare gli ingredienti, sperando che prima o poi tutti quei pezzetti informi di impasto secco e dissociato diventeranno una morbida e compatta palla giallina di impasto.
Dolcemente, tenendolo con i (vostri) gomiti - dato che le mani sono sporche - togliete il Nano dalla sedia dove lo avevate appoggiato per coinvolgerlo, visto che ormai è pieno di farina e ha in bocca metà di quello che non è finito nell'impasto.
Guardate sconsolate il vostro impasto, che non somiglia per niente a quello visto su internet, e facendovi aiutare dal Nani continuate a provare a impastare. Come ultima tecnica, fatelo contare per darvi il ritmo, in stile vogatore "Uno, due, quattuo, cinque, otto, dieci, otto, dieci, cinque, otto, buava mamma!", mentre voi tentate di ignorare la tendinite che già vi sta venendo e cercare di caricare tutto il vostro peso sui polsi per impastare quella maledetta farina con quelle maledette uova.
Rassegnate ormai al fatto che il vostro impasto non sarà mai "morbido, compatto ed elastico", rinchiudete quello che siete riuscite a compattare in una quasi-palla nella pellicola trasparente, e mettetelo a riposare.
Guardate l'ora, e constatate che il rumore che sentite sono proprio le chiavi di casa, perché Cody nel frattempo è rientrato. E invece che trovare una scena da Barilla, con la mamma con il grembiulino che sta scolando un chilo di invitanti tagliatelle, ha trovato una Cinzia sconvolta, sudata, infarinata, un Nano isterico e soprattutto.. una palla di impasto informe che non fa venire molta fame.
Ignorate la proposta alternativa di Cody di lasciare perdere e provate - pietosamente - a stendere, con il mattarello, la pasta.
Mettetevi quasi a piangere, perché forse dovevate ascoltare mammaesuocera quando, a una sola voce, si sono offerte di prestarvi ognuna la sua macchinetta stendipasta. Fate provare Cody, il quale riuscirà perlomeno a migliorare l'aspetto dell'impasto, ma quanto a mattarello... non farà meglio di voi.
Mandate Cody di corsa a casa di vostra madre (la quale ovviamente oggi è fuori pranzo); attendete con speranza il suo ritorno, che avverrà con una corsa sotto la pioggia, ma con la desiderata macchinetta stendipasta sottobraccio.
Date al Nano un pacchetto di patatine fritte e accendete i Barbapapà.
Facendovi aiutare da Cody, stendete la pasta. Livello di autostima... lasciamo perdere.
Quando ormai il Nano si starà addormentando sul divano, avrete (con il prezioso aiuto di vostro marito), preparato un numero indefinito di rotolini di pasta, che, secondo tutorial su Youtube, basterà "stropicciare" per aprire e trasformare in morbide tagliatelle. Leccandovi i baffi all'idea (e anche perché ormai sono le 2 passate), mettete l'acqua sul fuoco.
Accorgetevi con orrore che vi siete dimenticati (entrambi!) di aggiungere farina sulle strisce di pasta prima di arrotolarle. Ora possedete una quarantina di rotelle di pasta, stile Haribo. Le Haribo di pasta all'uovo cruda.
Mentre l'acqua bolle e ormai evapora, srotolate una per una le rondelle Hariboall'uovo e finalmente, cuocetele.
Infine, aggiungete il troppo poco sugo alla pasta, andate a risvegliare il Nano dal coma vigile e... buon appetito!
Il finale di questa storia è il seguente: la pasta era, davvero, buona. Ne ho regalata un po' anche a Sorella e Cognato, che l'hanno apprezzata. E Cognato è napoletano, a lui non lo freghi sulla pasta.
Il secondo finale è che ho fatto la dichiarazione d'amore più sincera che abbia mai fatto a Cody, che diceva più o meno così.
Io credo di averti sposato perché, in ogni cosa, tu arrivi e mi salvi. Tu arrivi come il Principe delle fiabe e mi porti il lieto fine. Tu sei il mio lieto fine, ma anche il mio lieto inizio.
E quando il Principe arriva, bisogna sposarlo.
Ti amo Cody, e tu mi hai fatta diventare una MAMMA. Auguri a me.
Non mi piaccio, cerco sempre di fare meglio sapendo che non ci riuscirò, e quando non ci riesco ci rimango pure male.
Passo
Ovviamente il tempo che passo a fare quello che realmente VOGLIO non è mai abbastanza, e il tempo che passo a fare quello che DEVO... lo odio. Procrastinare dovrebbe essere il mio terzo nome (i miei, indecisi, mi hanno già dato entrambi i nomi che volevano per me).
Ogni tanto ho qualche idea ben riuscita, il più delle volte, in generale, arrivo a fine giornata senza potermi troppo lamentare.
Però, a volte, la faccio proprio grossa.
Ecco a voi la personalissima ricetta della pasta fatta in casa, come una volta, rivisitata da... me.
Premessa: tutto questo non sarebbe mai avvenuto se un sito, che sto pensando di denunciare per falsa pubblicità, non mi avesse tratta in inganno dichiarando che, in fondo, per fare la pasta in casa bastano 20 minuti di preparazione, 30 di riposo della pasta e 15 di stesura... e che quindi un'ora è più che sufficiente per fare tutto.
Ricetta: UN SECONDO E... le tagliatelle all'uovo
Occorrente:
4 uova
400 g farina
un pizzico di sale
un mattarello
una domenica mattina
un marito illuso che tornerà a casa e sarà tutto pronto
un Nano che proprio quella mattina vuole te, solo te, sempre te altrimenti piange
poco, pochissimo sugo a piacere
Procedimento
Cercando di coinvolgere il Nano, preparate una fontana con la farina sul tavolo, opportunamente sgombro e pulito.
Rompete le uova al centro della fontana, facendone colare metà sul pianale, FUORI dalla fontana.
Imprecate a turno contro la bellissima idea che avuto, contro il Nano che cerca di infilare le mani nelle uova, dicendo che ne vuole assaggiare "solo un po', pochino, ultimo ultimissimo" e contro le uova stesse.
Impastate vigorosamente cercando di amalgamare gli ingredienti, sperando che prima o poi tutti quei pezzetti informi di impasto secco e dissociato diventeranno una morbida e compatta palla giallina di impasto.
Dolcemente, tenendolo con i (vostri) gomiti - dato che le mani sono sporche - togliete il Nano dalla sedia dove lo avevate appoggiato per coinvolgerlo, visto che ormai è pieno di farina e ha in bocca metà di quello che non è finito nell'impasto.
Guardate sconsolate il vostro impasto, che non somiglia per niente a quello visto su internet, e facendovi aiutare dal Nani continuate a provare a impastare. Come ultima tecnica, fatelo contare per darvi il ritmo, in stile vogatore "Uno, due, quattuo, cinque, otto, dieci, otto, dieci, cinque, otto, buava mamma!", mentre voi tentate di ignorare la tendinite che già vi sta venendo e cercare di caricare tutto il vostro peso sui polsi per impastare quella maledetta farina con quelle maledette uova.
Rassegnate ormai al fatto che il vostro impasto non sarà mai "morbido, compatto ed elastico", rinchiudete quello che siete riuscite a compattare in una quasi-palla nella pellicola trasparente, e mettetelo a riposare.
Guardate l'ora, e constatate che il rumore che sentite sono proprio le chiavi di casa, perché Cody nel frattempo è rientrato. E invece che trovare una scena da Barilla, con la mamma con il grembiulino che sta scolando un chilo di invitanti tagliatelle, ha trovato una Cinzia sconvolta, sudata, infarinata, un Nano isterico e soprattutto.. una palla di impasto informe che non fa venire molta fame.
Ignorate la proposta alternativa di Cody di lasciare perdere e provate - pietosamente - a stendere, con il mattarello, la pasta.
Mettetevi quasi a piangere, perché forse dovevate ascoltare mammaesuocera quando, a una sola voce, si sono offerte di prestarvi ognuna la sua macchinetta stendipasta. Fate provare Cody, il quale riuscirà perlomeno a migliorare l'aspetto dell'impasto, ma quanto a mattarello... non farà meglio di voi.
Mandate Cody di corsa a casa di vostra madre (la quale ovviamente oggi è fuori pranzo); attendete con speranza il suo ritorno, che avverrà con una corsa sotto la pioggia, ma con la desiderata macchinetta stendipasta sottobraccio.
Date al Nano un pacchetto di patatine fritte e accendete i Barbapapà.
Facendovi aiutare da Cody, stendete la pasta. Livello di autostima... lasciamo perdere.
Quando ormai il Nano si starà addormentando sul divano, avrete (con il prezioso aiuto di vostro marito), preparato un numero indefinito di rotolini di pasta, che, secondo tutorial su Youtube, basterà "stropicciare" per aprire e trasformare in morbide tagliatelle. Leccandovi i baffi all'idea (e anche perché ormai sono le 2 passate), mettete l'acqua sul fuoco.
Accorgetevi con orrore che vi siete dimenticati (entrambi!) di aggiungere farina sulle strisce di pasta prima di arrotolarle. Ora possedete una quarantina di rotelle di pasta, stile Haribo. Le Haribo di pasta all'uovo cruda.
Mentre l'acqua bolle e ormai evapora, srotolate una per una le rondelle Hariboall'uovo e finalmente, cuocetele.
Infine, aggiungete il troppo poco sugo alla pasta, andate a risvegliare il Nano dal coma vigile e... buon appetito!
Il finale di questa storia è il seguente: la pasta era, davvero, buona. Ne ho regalata un po' anche a Sorella e Cognato, che l'hanno apprezzata. E Cognato è napoletano, a lui non lo freghi sulla pasta.
Il secondo finale è che ho fatto la dichiarazione d'amore più sincera che abbia mai fatto a Cody, che diceva più o meno così.
Io credo di averti sposato perché, in ogni cosa, tu arrivi e mi salvi. Tu arrivi come il Principe delle fiabe e mi porti il lieto fine. Tu sei il mio lieto fine, ma anche il mio lieto inizio.
E quando il Principe arriva, bisogna sposarlo.
Ti amo Cody, e tu mi hai fatta diventare una MAMMA. Auguri a me.
lunedì 31 marzo 2014
Tra palco e relax
Per il nostro anniversario, Cody mi ha regalato i biglietti per il concerto degli Skunk Anansie.
Dato che ormai abbiamo una certa età, siamo andati a vedere il tour unplugged, belli seduti e comodi al PalaQualcosa a Bergamo.
Entriamo, ci sediamo, le luci sono accese, ne approfittiamo per chiamare il Nano, nel frattempo a cena dai nonni, e poi il buio. I tecnici sistemano ancora qualcosa, poi parte un applauso, una ragazza sale sul palco e io penso "ma da quando c'è una ragazza capellona negli Skunk Anansie?". E infatti era un tal Karima Francis, molto brava, che ha proposto qualcuno dei suoi pezzi prima del vero concerto, cioè quello per cui avevamo pagato. Questa ragazza, prima di iniziare a cantare, ha sorriso dicendo che sapeva che il primo grande applauso era partito perché il pubblico pensava che stesse entrando Skin, ma sperava di meritarsi i successivi.
Mentre lei stava lì, sul palco, con la chitarra a tracolla, ho pensato che spesso ultimamente mi sento come lei. Sono sul palco, do del mio meglio, ma la gente non applaude per me, applaude per qualcuno che deve ancora arrivare. Io propongo il mio pezzo, ma non basta. Io non sono Skin, quindi non possono applaudire me. Hanno pagato per un altro spettacolo, non per il mio.
Ecco, spesso mi sento così. Al lavoro il mio impegno sembra non bastare mai, c'è sempre qualcuno che fa meglio di me, che lavora più ore di me, che è più dedito al lavoro. A me sembra di dare il massimo, ma spesso non è così. E poi faccio dei casini tremendi, e sono permalosa, e dico sempre la cosa sbagliata al momento sbagliato. Lasciamo perdere come mi sento come madre, che forse è meglio. Il tempo con la famiglia sembra non bastare mai, o la casa è sporca, o la cena non è pronta, o mi sembra di non essere mai disponibile per mio figlio e mio marito. Le amiche chi le vede più, mi trascuro e dormo poco... insomma, 'na schifezza.
Intanto però, il mondo se ne frega dei miei sbattimenti mentali, e va avanti.
Un secondo ed ero incinta e un secondo... e divento pure zia. Ebbene sì, Sorella ci fa un bel regalo e a Ottobre/Novembre diventiamo zii. Secondo me è femmina, intanto in attesa di saperlo ufficialmente faccio l'inventario delle cose di Bibi da darle, e sogno il momento in cui potrò comprarle stupidissime magliettone premaman e spendere tutti i miei soldi in vestitini.
E a proposito del mondo che se ne frega, l'ufficio ci ha regalato una mezz'ora di relax, a testa, con un professionista francese, un enegiopata (o qualcosa del genere).
E io in quei venti minuti di respirazione ho visto la faccia di Bibi, e il mare del viaggio di nozze, e le mani di Cody.
Quello che davvero conta.
E a proposito del mondo che se ne frega, l'ufficio ci ha regalato una mezz'ora di relax, a testa, con un professionista francese, un enegiopata (o qualcosa del genere).
E io in quei venti minuti di respirazione ho visto la faccia di Bibi, e il mare del viaggio di nozze, e le mani di Cody.
Quello che davvero conta.
venerdì 14 febbraio 2014
Un secondo e... i consigli per la gravidanza
Non so voi, ma qui siamo circondati da gravidanze.
Per una come me, che vorrebbe ma non può... è una tortura.
Ma prevale la gioia per le altre, ovviamente. Ieri mi è arrivata l'ultima di queste belle notizie.
Un'amica dell'università, che ora vive a Milano, e che si è sposata l'anno scorso a luglio in una giornata con temperature tropicali (per metà giornata il Nano è stato in body, scalzo, in mezzo a un prato, e lo invidiavo da morire), è incinta.
Ha il termine ad agosto...
e quale migliore occasione di San Valentino per darle qualche prezioso consiglio per la gravidanza e affini?? Oltretutto ieri non ho potuto darle l'attenzione che questa big news avrebbe meritato, quindi rimedio così.
Cara Simona, ecco la mia lista di consigli per la gravidanza:
1. Si ingrassa 1kg nel primo trimestre, 1kg al mese nel secondo trimestre, 1kg ogni due settimane nel terzo trimestre. Dicono. Io mi ero fatta una tabellina sul frigo, ma poi non la guardavo.
2. Le smagliature fanno paura. A me ne facevano, almeno. Quindi il povero Cody ha sopportato di dormire con me unta e bisunta di olio di mandorle per tutti i nove mesi della gravidanza. E pure dopo. Però le smagliature non si sono viste. In realtà dicono che sia il famoso fattore C, se ti devono venire ti vengono. Altrimenti, come me, magari hai culo. Ma tu l'olio mettilo, va.
3. Effetto collaterale: un sonno da morire!! Basti dire che mia madre, ai tempi, regalò due tazze dei Sette Nani a me e Cody: a lui Dotto, a me Pisolo. Dormi, dormi appena puoi. La combinazione incinta-isterica è la peggiore, secondo me.
4. Tieni un diario della gravidanza. Io l'ho fatto, e oggi a volte mi fa piacere rileggerlo.
5. Apermus. Segnatelo. Canticchiando "con un poco di zucchero la pillola va giùùùù" inizi a prenderlo dal sesto mese, e continui fino al travaglio. Dicono che faciliti il parto. Se vedi il post del mio parto capirai che forse con me non ha proprio funzionato, ma già mi ero risparmiata le smagliature, mica potevo avere tutte tutte tutte le fortune, eh?
6. Ascolta tutti i consigli che ti danno su gravidanza, allattamento, lettone-lettino, pannolini, asilo nido... e poi fai di testa tua. E benedici tutti i giorni il fatto che tua suocera viva in Canada.
7. Fatti delle foto col pancione, vedi punto 4. Poi ti farà piacere riguardarle. Almeno, io in gravidanza mi sentivo bellissima. Forse perché finalmente la mia pancia aveva un senso. Poi, se non ti piaci tanto, le foto le tieni per te. Un domani ti faranno tenerezza.
8. Scegli un nome che piaccia a entrambi tanto, ma tanto tanto. Tra un paio d'anni ti troverai a ripeterlo qualche manciata di volte al giorno. E sarà così per i primi 18-25 anni del* pup*. Poi magari se ne andrà di casa e lo nominerai meno spesso.
9. Se proprio devo consigliarti dei libri, quelli della Tata Lucia sono carini, Il linguaggio segreto dei neonati puoi leggerlo sotto l'ombrellone, consiglio assolutamente "Parlare con i bambini". Non si trova quasi più nelle librerie, quando vieni a trovarmi te lo presto. Ma poi me lo ridai, eh. Brucia invece Fate la nanna e se ti avanza tempo leggi Il mio bambino non mi dorme.
10. Goditi questi mesi. Sono gli ultimi veramente da sola con Ale. Poi sarà tutto più bello, più "completo", non potrai più immaginarti in due, senza lui/lei, ma sarà diverso.
Quindi, davvero, goditi tuo marito, le serate senza fare nulla, gli amici. E goditi anche questo rapporto speciale con qualcuno che c'è, ma non si vede, e soprattutto che senti solo tu.
Insomma, sono felice che tu sia incinta e che abbia voluto condividerlo con me. E se vuoi, posso anche spiegarti che un bambino non costa tanto, con alcuni piccoli accorgimenti.
Ma questo te lo racconto in un altro post.
Per una come me, che vorrebbe ma non può... è una tortura.
Ma prevale la gioia per le altre, ovviamente. Ieri mi è arrivata l'ultima di queste belle notizie.
Un'amica dell'università, che ora vive a Milano, e che si è sposata l'anno scorso a luglio in una giornata con temperature tropicali (per metà giornata il Nano è stato in body, scalzo, in mezzo a un prato, e lo invidiavo da morire), è incinta.
Ha il termine ad agosto...
e quale migliore occasione di San Valentino per darle qualche prezioso consiglio per la gravidanza e affini?? Oltretutto ieri non ho potuto darle l'attenzione che questa big news avrebbe meritato, quindi rimedio così.
Cara Simona, ecco la mia lista di consigli per la gravidanza:
1. Si ingrassa 1kg nel primo trimestre, 1kg al mese nel secondo trimestre, 1kg ogni due settimane nel terzo trimestre. Dicono. Io mi ero fatta una tabellina sul frigo, ma poi non la guardavo.
2. Le smagliature fanno paura. A me ne facevano, almeno. Quindi il povero Cody ha sopportato di dormire con me unta e bisunta di olio di mandorle per tutti i nove mesi della gravidanza. E pure dopo. Però le smagliature non si sono viste. In realtà dicono che sia il famoso fattore C, se ti devono venire ti vengono. Altrimenti, come me, magari hai culo. Ma tu l'olio mettilo, va.
3. Effetto collaterale: un sonno da morire!! Basti dire che mia madre, ai tempi, regalò due tazze dei Sette Nani a me e Cody: a lui Dotto, a me Pisolo. Dormi, dormi appena puoi. La combinazione incinta-isterica è la peggiore, secondo me.
4. Tieni un diario della gravidanza. Io l'ho fatto, e oggi a volte mi fa piacere rileggerlo.
5. Apermus. Segnatelo. Canticchiando "con un poco di zucchero la pillola va giùùùù" inizi a prenderlo dal sesto mese, e continui fino al travaglio. Dicono che faciliti il parto. Se vedi il post del mio parto capirai che forse con me non ha proprio funzionato, ma già mi ero risparmiata le smagliature, mica potevo avere tutte tutte tutte le fortune, eh?
6. Ascolta tutti i consigli che ti danno su gravidanza, allattamento, lettone-lettino, pannolini, asilo nido... e poi fai di testa tua. E benedici tutti i giorni il fatto che tua suocera viva in Canada.
7. Fatti delle foto col pancione, vedi punto 4. Poi ti farà piacere riguardarle. Almeno, io in gravidanza mi sentivo bellissima. Forse perché finalmente la mia pancia aveva un senso. Poi, se non ti piaci tanto, le foto le tieni per te. Un domani ti faranno tenerezza.
8. Scegli un nome che piaccia a entrambi tanto, ma tanto tanto. Tra un paio d'anni ti troverai a ripeterlo qualche manciata di volte al giorno. E sarà così per i primi 18-25 anni del* pup*. Poi magari se ne andrà di casa e lo nominerai meno spesso.
9. Se proprio devo consigliarti dei libri, quelli della Tata Lucia sono carini, Il linguaggio segreto dei neonati puoi leggerlo sotto l'ombrellone, consiglio assolutamente "Parlare con i bambini". Non si trova quasi più nelle librerie, quando vieni a trovarmi te lo presto. Ma poi me lo ridai, eh. Brucia invece Fate la nanna e se ti avanza tempo leggi Il mio bambino non mi dorme.
10. Goditi questi mesi. Sono gli ultimi veramente da sola con Ale. Poi sarà tutto più bello, più "completo", non potrai più immaginarti in due, senza lui/lei, ma sarà diverso.
Quindi, davvero, goditi tuo marito, le serate senza fare nulla, gli amici. E goditi anche questo rapporto speciale con qualcuno che c'è, ma non si vede, e soprattutto che senti solo tu.
Insomma, sono felice che tu sia incinta e che abbia voluto condividerlo con me. E se vuoi, posso anche spiegarti che un bambino non costa tanto, con alcuni piccoli accorgimenti.
Ma questo te lo racconto in un altro post.
martedì 31 dicembre 2013
La cacca e i regali
No, non è un post di quelli da mamme, su consistenza-colore-densità-frequenza.
E' solo la parola ultimamente preferita dal nanetto.
"Amore, dai, cantiamo la canzone di Natale: We wish you..."
"a meuui cacca, ui uicciu ameuicacca..."
"Bibi, chi è venuto da noi a Natale?"
"Ehhmmm.. la cacca"
"Cucciolo, ma cosa ti ha portato Gesù Bambino/Babbo Natale?"
(io, suggerendo): "l'elicottero che vola, la tenda e il tavolino con le..."
"con le cacca"
Ecco. Sarà che sente avvicinarsi lo spannolinamento, che ne so.
Ciononostante, è stato un Natale magico. Abbiamo mangiato come delle oche allevate per il foie gras, tanto che mi sono messa un cartello al collo "NO-NON-ASPETTO-IL-SECONDO-FIGLIO-SONO-GRASSA-OK?".
Cody ha ricevuto in regalo esattamente quello che desiderava... io ho ricevuto quello che lui si ricordava io avessi chiesto (ma quando??).
Il Nano ha aperto 45 regali di Natale. Alla faccia della crisi dello spirito non-consumista che cerchiamo di adottare...
All'inizio si stropicciava gli occhi, confuso. Poi ha iniziato a divertirsi. A fine giornata, dai parenti, chiedeva a chiunque si avvicinasse se aveva un regalo per lui.
In queste (poche) ferie ho incontrato qualche amico, amica, parente, che non vedevo da un po'. Il tempo scarseggia sempre, e ci manca soprattutto vedere le persone a cui vogliamo bene.
Sorella ha festeggiato il primo Natale da convivente... quindi ha ricevuto quasi solo regali per la casa. E nonostante sia poverissima quest'anno, ha comprato a Bibi un sacco di regali.
Il nostro regalo più bello a lui è stata una tenda del circo, da tenere in cameretta, per giocare e nascondersi. Così ora, dalle 15 alle 36 volte al giorno, il Nano si nasconde nella tenda e quando entriamo in camera sbuca fuori, stringendo il peluche di Mike Wasowski o di Sullivan, urlando AAAAaaaaaHHHaaaAAA!!!!
Sono venuti in Italia il fratello di Cody con moglie e figli. io li adoro, soprattutto i bambini, con il loro modo di parlare italiano con accento inglese tenerissimo.
Un po' meno tenero quando la piccolina, mentre la spingevo sull'altalena, ha iniziato a urlare "ma dai zia, ca**o, spingi me! Tu spinge, ca**o!!"
Giuro che non l'ha sentito da me.
Venerdì 27 mi sono presa tre ore da mammadegenere con mia cognata... e abbiamo fatto shopping e poi bevuto un the a casa mia, sul divano.
Cazzeggio totale.
Senza figli, senza suocera, senza mariti.
Siamo rientrate sghignazzanti alle 7 di sera dai miei suoceri. I mariti avevano fatto il bagnetto ai figli, e lo sguardo di Ursula (AKA mia suocera) era un misto di risentimento/rimprovero/disapprovazione. Dopo aver ignorato le sue frecciatine per circa dieci minuti, però, ha smesso di cercare di farci sentire in colpa, perché tanto non ci sarebbe riuscita. Tié.
Il primo VERO Natale di Bibi, in cui ha ricevuto anche la visita del vero Babbo Natale (grazie al testimone di matrimonio di Cody) è stato proprio indimenticabile.
martedì 29 ottobre 2013
Quentin Tarantino sarebbe svenuto
Bene, eccoci giunti al parto epocale.
COME LO IMMAGINAVO
Musica zen, io che mormoro durante la contrazione, luce soffusa, certo sì il male - ma sopportabile, Sorella al mio fianco, Cody dall’altra parte con gli occhi lucidi, un fagottino di dimensioni non trascurabili che piange sul mio petto. Possibilmente in vasca.
COME E’ AVVENUTO.
La musica non c’era, durante le contrazioni io sembravo posseduta e tra una contrazione e l’altra.. pure, la luce era quella sparata da sala operatoria, il male era una cosa che mai avrei immaginato, Sorella c’era ed era molto professionale, Cody c’era ma ha rischiato seriamente il collasso, il fagottino era un bisonte e non ha pianto sul mio petto, non subito almeno. Niente vasca, al massimo il lago di sangue-e-cacca splatter che ho creato con l’aiuto di Bibi.
Dunque.
Da brava primipara zen, dieci giorni prima della dpp torno dal mare. Ci ero andata con la valigia pronta, ma ero sicura che il fagiolo sarebbe nato a Milano, sai che figura un domani? “G.S., nato a … Varazze, sa la mamma era in vacanza..”
Torno a ridosso di Ferragosto, giorni in cui è più facile trovare in vendita un cappotto di piume di struzzo che un ambulatorio aperto.
Quindi, fingo un dolore e passo dal pronto soccorso in data 17 agosto. Da lì, Sorella riesce a farmi salire al piano X, dove una sua insegnante, ostetrica vecchia scuola, ma fa il “controllo del bacino”, tecnica che non viene più insegnata (lasciamo per un altro post la mia polemica sull’abuso del parto cesareo) per vedere se le ossa dei fianchi della mamma sono abbastanza larghe da far passare un nano. L’ostetrica F. mi fa spogliare e camminare avanti e indietro su un telo, poi prende un cartoncino sagomato e mi traccia delle linee sulla schiena. “Signora” conclude “il suo bacino è bello largo, non c’è che dire. Ma la sente questa? È la testa del bambino, è enorme”
(penso) Cosa????
“Quindi, se vuole un parto naturale, che le consiglio, venga domattina. È l’ultima possibilità”. Da notare che F. non perderà mai l’autocontrollo e il tono di voce da angioletto zen, nemmeno quando io starò contorcendomi e urlando di dolore.
Leggermente sotto shock, avverto Cody che il giorno dopo non andrà al lavoro. Alle 8 siamo in Mangiagalli, e mi fanno accomodare nel pre parto. Ho vicino una ragazza simpatica, anche lei in attesa di induzione, e facciamo un po’ amicizia. Lei farà un parto quasi normale, ma si scoprirà che non ha il perineo, quindi tra una spinta e l’altra verrà fotografata proprio lì, per i libri di testo medici. Oh God.
Conosco il ginecologo R., un tizio pazzo ma bravissimo. Mi visita, e intanto parla al telefono con l’auricolare. Già la visita è fastidiosa, in più lui intanto si fa pure i fatti suoi… sento un dolore intenso, e mi informa che mi ha fatto lo scollamento.
(penso) grazie di avermelo chiesto.
Mi mettono il gel, e dicono che da lì a poco potrebbero iniziare le contrazioni. E in effetti, eccole. Chiedo a Cody di portarmi a passeggiare in corridoio, camminare aiuta il dolore. Ogni tanto, mi fermo, e sento una specie di fitta che parte dalla pancia e si propaga in tutto il corpo. Mi appoggio a Cody, respiro. Ce la posso fare. Sorella mi guarda e dice “se riesci a camminare, non sono le contrazioni vere”.
Mangio, e alle 14,30 mi visitano. Sono già di 2.5cm, che brava!
Il mio box sarà il numero 6, e Sorella mi rassicura “la sala parto 6 è quella in cui ho visto i parti più belli, sarà un segno?” [ricordatevi questa frase]
Alle 16 mi portano in sala parto e mi rompono le acque. Sento il liquido caldo che scorre dentro la padella, ostetricaF. mi fa i complimenti perché il liquido è molto bello. Iniziano le contrazioni vere, e fanno più male. Sono a letto, mi dicono che non potrò alzarmi per un’oretta perché mi hanno rotto le acque, e quindi Antani sbidiguda prematurata, e io ubbidisco.
Il dolore è più forte, ma respiro, Cody mi fa coraggio, e resisto. Bibi si muove, credo, e io gli parlo. Viene un’altra ostetrica per la donazione del cordone, ho già i moduli firmati. Mi dice di parlare molto col bambino, di prepararlo a quello che succederà.
(penso) ma se non so nemmeno io cosa aspettarmi?
Mi attaccano l’ossitocina, e so che farà ancora più male. Resisto un’ora, poi il dolore è insopportabile, sono inchiodata a questo cavolo di letto, la pancia è enorme… non ce la faccio.
Chiedo l’epidurale. Me ne pentirò per sempre. Non ricordo lo studente/la studentessa che me l’ha fatta, ma lo immagino come uno che probabilmente in realtà pensava di studiare archeologia. Mi ha fatto più male fare l’epidurale di (quasi) tutto il resto. Come se, con un grosso ago, mi ravanasse dentro la spina dorsale.
Scoprirò settimane dopo, che mi hanno pure fatto un’epidurale leggera, fuffa, perché “dovevo sentire il bambino che scendeva”. F*ck.
Con l’aiuto di un po’ di droga, va meglio. Perlomeno ho un pochino di tregua tra un dolore forte e l’altro.
Cody è al mio fianco, mi sostiene. Poverino, ho passato mesi a dirgli che lui doveva mettersi DIETRO il letto, e poi il letto è appoggiato al muro, quindi lui vaga come un’anima in pena tra il lato dove ho la flebo e il lato dove c’è il monitoraggio. Suddetto monitoraggio non funziona molto bene, e tra noi si svolge il seguente dialogo, più di una volta.
“Ecco, ecco, un’altra contrazione! Fu, fu, fu.. che maleee!”
“Ma no, amore, il monitor non la registra, sei sicura?”
“Certo fu fu fu che sono SICURA, fu fu fu, fa un male boia!”
“Qui però non si vede.. peccato”.
Entra ostetricaF., con il suo modo di fare da insegnante di yoga. Fisicamente è bassa, tarchiatella, con un viso alla Rosy Bindi e lo stesso taglio di capelli, con frangetta ancora più monastica. “Ecco, signora, adesso facciamo un po’ di esercizio”
(penso) Cosa cosa cosa? Dovrei alzarmi? Non ce la faccio. No no.
“Adesso scende dal letto, e Cody la aiuta un po’, va bene?”
(penso) Ho scelta?
Con Sorella che ci guarda, Cody e io assecondiamo le contrazioni tenendoci per mano, ai lati opposti del letto, e quando arriva il dolore forte ci abbassiamo. Lui mi tiene, io scendo quasi fino a terra. Non sento quasi il male, da tanto sono concentrata a non cadere. Poi cambiamo esercizio. OstetricaF. mi fa fare l’hula hop, esercizio di cui avevo letto sui libri: aiuta a far incanalare correttamente il bambino. Ma non è un movimento normale; ostetricaF mi tiene per i fianchi e mi fa roteare fino quasi a farmi perdere l’equilibrio. Il terzo esercizio si svolge sulla scaletta che serve a salire sul lettino da parto. Seduta sul gradino più alto, con le gambe aperte e le ginocchia piegate (posizione ranocchia, per capirci), quando arriva la contrazione devo scendere fino all’ultimo gradino e spingere un pochino. Tutto con l’aiuto di ostetricaF. Sorella e Cody, seduti dall’altra parte del lettino, ci guardano. Mi sembra un provino di XFactor, e glielo dico. Sorella commenta “Sei spiritosa anche in questi momenti”.
Arriva ginecologoR, mi visita (di nuovo al cellulare) e fa un cenno a ostetricaF. Stacca momentaneamente il cellulare, spinge la mano più in fondo, e fa una manovra nota come “rotazione del bambino”. A me sembra che si stiano spezzando le ossa del bacino, fa un male che mi ottunde la mente; urlo come se mi stesse staccando una gamba. Lui e ostetricaF non perdono l’aplombe. Cody si siede.
Poi non ricordo i dettagli, ma vengo messa in posizione “classica” (sì, quella che NON volevo assolutamente), con le mani attaccate a due maniglie che servono per aiutarti durante la spinta. Cody è con me, e io ho paura, tanta paura. Mentre, credo, inizio a spingere, vedo un gruppo di circa 10 camici bianchi che entra in sala operatoria. Penso “Sto morendo. O sta morendo il bambino”.
Uno di questi camici bianchi si stacca dal gruppo, viene vicino a me, sale sulla scaletta e sfodera il gomito. Penso “Oddio no, la manovra di Kristeller no!” Urlo. Sento Cody che trattiene il fiato. GinecologoR guarda scocciato il collega e sibila “non ancora” il collega si ferma, ad aspettare. GinecologoR mi sta preparando a fare la ventosa. Almeno questa cosa me l’ha detta in anticipo.
Dunque, io fino a quel momento sono stata vista nuda da: i miei genitori, Sorella, Cody. In quel momento ci sono tre persone che mi guardano proprio laggiù, altre sette/dieci che mi guardano da in fondo alla sala, più Sorella e Cody. Meno male che ho il cervello mezzo spento, se no arrossirei.
Presa dal panico, ho un momento di totale black out. Non ricordo nulla, non so quando ho effettivamente iniziato a spingere, non so se mi hanno fatto qualcos’altro. (oltre allo spezzamento del bacino, l’epidurale fatta da un macellaio, lo scollamento e l’infarto dovuto a tutta questa gente che è entrata?)
Ricordo che torno in me perché penso, con molto umorismo, che probabilmente sembro la bambina dell’Esorcista. L’effetto dell’epidurale se n’è bello che andato, io sono sdraiata in posizione da parto, con le gambe aperte, due persone che mi tengono le ginocchia schiacciate contro il petto, ho la schiena inarcata, la testa ribaltata indietro e sento un rumore fastidiosissimo… che mi accorgo essere il mio urlo.
Un urlo che non saprei riprodurre, che mi esce dalla pancia, dai polmoni, non dalla gola.
L’ironia vuole che in controtempo rispetto al mio urlo se ne senta un altro provenire dalla sala parto affianco. (Dove una ca-ga-sot-to, mi sia consentito dirlo, sta partorendo il secondo figlio, di 2.7kg.)
Non ricordo di aver guardato Cody, ma so che è seduto, bianco/verde, e fa il tifo per me. Sorella lo sostiene.
Il pazzoide di prima riparte in quarta, e stavolta la Kristeller me la fa, urlando “Pancia dura, signora, pancia dura!”
(Penso) ma non si diceva spinga? GinecologoR sta facendo la terza ventosa a Bibi, laggiù da qualche parte, OstetricaF mi ha fatto il taglio, l’episiotomia, insomma, mi manca solo che chiamino davvero l’esorcista!
Quando ormai Cody sta per svenire, e (saprò dopo) GinecologoR sta dicendo a OstetricaF “Questa è l’ultima spinta, poi si va di cesareo, la sala operatoria è già pronta”, Sorella grida: “LA TESTA!!”
Cody si riprende, io abbasso lo sguardo e vedo la testa di Bibi. Coperta di ricci neri. E io so il perché. Da lì, è tutto più semplice. In realtà scopro dopo che pure le spalle di Bibi hanno fatto fatica a uscire, ma io non me ne sono accorta. Lo sento scivolare fuori, e me lo ribaltano sulla pancia.
Niente momento tenero mamma e figlio pelle a pelle, però. Cody e io piangiamo e ci guardiamo. Però di Bibi io vedo solo i piedi. Il cordone viene tagliato di fretta, il Nano portato via da me. Mi chiedo cosa voglia dire, ma sono troppo sconvolta.
Un’altra piccola spinta, e OstetricaF, leggermente scarmigliata ma sempre lieve e tranquilla, solleva soddisfatta la mia placenta.
Poi entra un altro medico, tipo il primario di Cuciologia, per mettermi i punti. Lavora tanto a lungo che Cody mi sente urlare, scocciata: “Allora, lì sotto abbiamo finito?”. Fa fuori tre fili diversi. Praticamente, cuce partendo dai polmoni.
Poi, là, mi mettono del ghiaccio. Mi guardo intorno, e sembra una scena delle Iene. Sangue e qualcos’altro ovunque. Scopro che il Nano, mentre usciva, ha fatto la cacca ovunque.
E finalmente eccolo, il frutto delle mie fatiche erculee: in braccio a Sorella, il bisonte bambino più bello del mondo.
È successo che era un po’ sofferente dopo il parto (ma dai??) quindi lo hanno portato nell’isola pediatrica e gli hanno dato un po’ di ossigeno. Poi bagnetto, pesata, svenimento dell’ostetrica che lo ha pesato, e infine Sorella, prima di portarmelo, si è affacciata al corridoio che divide le sale d’attesa dal reparto per far vedere il bambino ai nonni, da lontano.
Ricordo solo che lo tenevo, che ho provato ad attaccarlo subito al seno e lui ha reagito benissimo.
Ero sudata, sporca, distrutta, ma devo dire che ero felice. Non smettevo di piangere. Una volta ricomposta in qualche modo, e coperta ben bene sotto un telo verde, sono stata portata nel corridoio, dove i nonni hanno potuto vederci, per la prima volta insieme ma divisi.
Ho pensato che non era poi così bellissimo, con la testa piena di bozzi, la faccina gonfia e l’aria decisamente stravolta.
Poverino, quello che ho vissuto io, lui l’ha vissuto da dentro. Ma l’ho amato subito, di un amore possessivo, forte, grande, invincibile. Ho guardato i suoi occhietti.
Un secondo, ed ero mamma. 18 agosto 2011, ore 20.43.
giovedì 17 ottobre 2013
La frase di per sé era semplice
Alla famiglia di Mamma: “Divento mamma”
Reazioni
Zia S.: Oddio devo comprare un vestito! (per il matrimonio, ndr).
Altri: O_o
Nonna Bis A.: silenzio, esce dalla stanza. Rientra con gli occhi lucidi. Mi prende le mani e dice: “A volte mi chiedo cosa sono arrivata a quasi 84 anni a fare, ma in questi momenti capisco per cosa vale la pena vivere così a lungo”. La reazione più bella di tutte.
Alla famiglia di Papà: “Aspetto un bambino”
Reazioni
Silenzio da varie parti.
Nonna Bis C.: Oddio, da te non me l’aspettavo proprio. Tu, che vai pure in chiesa. (Il silenzio imbarazzato aumenta) Eccola lì, la mia paura più grande. Un macigno che mi aveva buttato addosso mia nonna, quella che in fondo ero sempre stata la preferita in quanto prima nipote. Cosa che avevo sempre odiato, tra l’altro. Poi ho scoperto che era offesa perché ci eravamo già viste una volta, da quando l’avevo saputo, e non gliel’avevo detto prima.
Alle Fantastiche 5: “Ragazze, stasera sono in ritardo..”
Tutte: commenti e risolini sul mio “ritardo”.. e io, pensando chenonc’ènientedaridere “..perché stavo discutendo con mia mamma sul rischio di guidare incinta. Aspetto un bambino.”.
N. scoppia a piangere.
F. mi insulta.
M. piange pure lei.
A. e L. sono attonite.
Alla cena partecipa pure S., attuale marito di F., che avrei preferito non ci fosse. A quella cena mangio pure due fette di salame, eccheccavolo in fondo non sono ancora incinta-incinta, vero?
All’amica con cui avevo pianto la domenica dopo messa e ad altre due: “Ragazze, io pochi giorni fa ho fatto un test di gravidanza. Era positivo”… sgomento, poi abbracci da tutte e tre.
S. è abbastanza sconvolta, A. mi salta praticamente in braccio. V. non sa che dire, anche sua sorella è incinta di pochissimo.
A V., amica che nel gruppo aveva dato scandalo prima di me, rimanendo incinta dopo pochi mesi, di uno che noi conoscevamo pure poco e che all’inizio della storia stava ancora con la ex. “Sai, pensavo di fare un regalo speciale a tua figlia, per Natale” “Ma no, che regali, già le fate sempre mille cose, non importa..” “no, io pensavo ad un regalo speciale, tipo.. un cuginetto. Fatto da me. Che è già in arrivo”. V. All’inizio non capisce, poi ha un mezzo svenimento. Ma mi abbraccia forte.
Ad altre amiche, in pizzeria. Faccio l’annuncio.
T. inizia a piangere di brutto (con le stesse lacrime che due anni dopo le vedrò versare in chiesa, mentre vado all’altare a braccetto con mio padre), C. mi insulta. Letteralmente. Mi ha detto qualcosa tipo “tu sei scema, adesso ti vorrei picchiare” e poi scoppia in lacrime pure lei. Siamo nella pizzeria sotto casa, dove mi conoscono tutti. Il proprietario ci vede ridere e piangere, e porta una bottiglia perché “mi sa che dovete brindare, ragazze, ma non so a che cosa”.
Agli amici di Cody è stato stranissimo dirlo. Eravamo a una festa, li abbiamo radunati e stavo per fare l’annuncio quando M., amico storico di Cody, ci guarda e urla “Evviva, Cinzia è incinta!” E inizia a stringerci la mano alzando il bicchiere.
Gli altri ridono con lui, tranne T. che lo sa già.
Noi proviamo a fargli capire che è vero, è proprio quello che stavamo per dire. Il sorriso di M. lentamente si spegne. Ma torna subito, e gli amici brindano per noi.
Lo dico alla regista di teatro, la quale si stupisce che nel 2011 possano ancora accadere queste cose. Reazione comune, che sentirò tante altre volte.
Durante le vacanze, lo diciamo quasi a tutti.
Intanto, il 23 dicembre il mio costosissimo ginecologo privato riesce a infilarmi nell’ultima visita del giorno.
E sento che lui, o lei, ha un cuore che batte. Che poi è ovvio. È un essere vivente, la prima cosa che si forma effettivamente è il cuore.
Cody non c’è, sono con Mamma e Sorella.
Ecco, lì inizio a diventare effettivamente incinta.
Dirlo a tutti, sentire che il coso ha un cuore, avere a casa una foto grigia con un puntino bianco, iniziare a pensare a cose tipo “devo leggere dei libri sulla gravidanza, devo leggere libri sul parto, dobbiamo trovare dove vivere, non so niente di bambini, anzi forse non mi piacciono neanche molto, ho paura, oddio ma sono davvero incinta?” mi ha fatto iniziare a capire che qualcosa stava cambiando, per sempre.
Non immaginavo quanto, però.
venerdì 4 ottobre 2013
Riflessioni su di me
Per Elena.
Scusa… se ti chiedo sempre così tanto, e se non accetto che
tu non sia perfetta.
Perdonami… per tutte le volte in cui ti dico che sei
inadeguata. E per i sensi di colpa.
Ti amo… perché sei l’unica che ho, sei speciale e in fondo
non te la cavi così male.
Grazie… perché cerchi di migliorarti, di analizzarti, e non
molli mai.
giovedì 3 ottobre 2013
Di cambiamenti e di ciuffi
Quando dici che te ne andrai da un posto, è come se fossi
già partito.
L’ho sentito quando il mio parroco ha annunciato, a giugno
dell’anno scorso, che a settembre don F. non sarebbe più stato nella nostra
parrocchia. Da quel momento, lui era andato via.
Era lì, ci parlavo (piangendo), ma era già via. Tra
parentesi, se n’è andato a inizio settembre e già il 29 tornava a sposarci.
Ieri ho annunciato in ufficio che il 10 ottobre cambio
lavoro, vado da un’altra parte. Un ufficio che forse non sta fallendo, dove la proposta
di contratto sembra seria e interessante, dove i diritti dei dipendenti non
sono considerati un dono dal cielo del Capo. I colleghi hanno reagito più o
meno tutti nello stesso modo: “Peccato che vai via, ma hai fatto bene”.
E dato che quando dici che andrai via, sei già andato via, da ieri lavorare qui è bellissimo.
E dato che quando dici che andrai via, sei già andato via, da ieri lavorare qui è bellissimo.
Perfino Capo Padre sembra più gentile. La collega “strega”, che dopo una settimana qui mi fece passare la pausa pranzo in lacrime per una scenata che mi aveva fatto dopo una mia telefonata in tedesco, credendo che io stessi “svendendo il nostro prodotto”*, col tempo era già migliorata. Da ieri è simpaticissima, battute, risate, mi scrive cose non prettamente lavorative su Skype, mi ha perfino raccontato delle cose sulla sua vita privata. Le altre colleghe già erano simpatiche, intendiamoci. Ma da ieri è tutto così… così… meglio. E qui svelo la mia identità segreta. L’account di questo blog dice che mi chiamo Cinzia, ma non è il mio vero nome. È come mi chiamava la leggermenteacida collega della contabilità all'inizio, perché quella prima di me si chiamava così.
La collega con cui ho legato di più, R., che sarà quella che
decisamente mi mancherà, mi ha pure chiesto “ma cosa lavori ancora?” “…” “Ma
stai qui, e cazzeggia, tra poco te ne vai!” Cavolo, lei mi mancherà davvero. Lei ho proposto che se nella nuova azienda ci sarà posto per lei, io me la porto via.
E quindi... un po’ lavoro (con calma, con mooolta calma) e un po’ preparo dei post per il blog.
E quindi... un po’ lavoro (con calma, con mooolta calma) e un po’ preparo dei post per il blog.
Per sottolineare ulteriormente il cambiamento, ho tagliato i
capelli. Non è proprio una frangia dice il parrucchiere, comunque ho un ciuffo
mi sta nell’occhio sinistro la maggior parte del tempo. Il resto del tempo lo
fermo con una molletta. Così sembro la sciura Pina, mentre ieri uscita dal
parrucchiere mi sentivo una strafiga. Ma, tempo di arrivare al panettiere all’angolo,
e la magia del ciuffo mi aveva già abbandonata.
Per finire, ho scoperto un nuovo blog, sempre di una mamma
(come sono originale nelle mie letture), e credo proprio che a breve arricchirò
il mondo dei blog con del materiale assolutamente inedito e di cui non si trova
mai traccia in internet, e cioè racconti del parto e della gravidanza. Che culo, eh? (per chi mi legge, ovvio)
Intanto voglio godermi questi ultimi giorni nel centro di
Milano (tra un po’ sarò in periferia, circondata da fabbriche e capannoni) e
quindi passerò le pause pranzo tra negozi e McDonald’s (che poi, per fortuna,
per un po’ dovrò scordare).
*Era forse la mia seconda settimana in azienda, stavo facendo delle telefonate. Per presentarmi ai vecchi clienti, per provare ad agganciarne di nuovi. Non sapevo ancora molto del (tipo di alimento che vende questa ditta) e quindi ad un potenziale cliente ho elencato i tipi di prodotti che vendevamo. In tedesco. Questo sembra interessato, mi chiede di inviare per email un'offerta. Riattacco, vado da (collegastrega): "(collegastrega), poi quando puoi mi servirebbe aiuto per un'off..." non faccio in tempo a finire che quella urla "Eh, no, Cinzia! Non va bene così! Tu chiami, ti metti a offrire (nostro prodotto molto richiesto che scarseggia sempre ma io non lo sapevo, avendo appena iniziato). Va che io capisco un po' il tedesco! No no, ti arrangi". Si alza e se ne va, lasciandomi lì davanti alla sua scrivania a sentirmi una cretina.
Se aggiungiamo che io sonoun pochino abbastanza parecchio permalosa, capirete che da allora non l'avevo proprio messa sulla lista delle colleghe preferite. E avevo passato la pausa pranzo in lacrime al telefono con Cody e poi con mia mamma. Col tempo ho capito che lei forse voleva solo affermare con me la sua posizione di maschio alfa (ma quando mai io ho cercato di essere un maschio alfa?) e che quando è di cattivo umore diventa proprio... strega.
*Era forse la mia seconda settimana in azienda, stavo facendo delle telefonate. Per presentarmi ai vecchi clienti, per provare ad agganciarne di nuovi. Non sapevo ancora molto del (tipo di alimento che vende questa ditta) e quindi ad un potenziale cliente ho elencato i tipi di prodotti che vendevamo. In tedesco. Questo sembra interessato, mi chiede di inviare per email un'offerta. Riattacco, vado da (collegastrega): "(collegastrega), poi quando puoi mi servirebbe aiuto per un'off..." non faccio in tempo a finire che quella urla "Eh, no, Cinzia! Non va bene così! Tu chiami, ti metti a offrire (nostro prodotto molto richiesto che scarseggia sempre ma io non lo sapevo, avendo appena iniziato). Va che io capisco un po' il tedesco! No no, ti arrangi". Si alza e se ne va, lasciandomi lì davanti alla sua scrivania a sentirmi una cretina.
Se aggiungiamo che io sono
martedì 1 ottobre 2013
Le nozze di cotone
Domenica è stata, ufficialmente, un giorno di festa.
Da un anno, infatti, sono la Signora Cody.
Per festeggiare, abbiamo chiesto in prestito ai suoceri il loro camper e, schivando abilmente i vari temporali lombardi, siamo approdati in quel di ProvinciadiMantova per un breve weekend solo noi tre.
Sabato il caro marito mi ha portata a fare 16 km in bici. Un giretto, insomma. L'ultima attività fisica che ricordo di aver fatto è stata il parto. Prima di quella, credo di aver davvero tenuto il mio corpicino sotto sforzo quella volta che stavo arrivando tardi al lavoro, e dato che lavoravo su dei programmi televisivi in diretta, non potevo far aspettare la Rai. E allora ho corsocorsocorso per tutta Cologno fino ad arrivare, stremata, in ufficio.
Dopo un po' mi è venuto in mente che dicono che la fatica, dopo un po' che sei sotto sforzo, scompare magicamente. E allora mi sono messa ad aspettare quel momento magico in cui la fatica sarebbe sparita, lasciando il posto forse ad un piccolo affanno, e lasciandomi soprattutto godere della gita. Lo sto ancora aspettando, quel momento magico. Alla sera non piegavo più le ginocchia, e mi sono addormentata prima di Bibi. E avevo ancora il fiatone.
La sera di sabato, mentre io mi leccavo le ferite e cercavo di evitare che il Nano facesse il bagno nel laghetto del campeggio, con 15° e soprattutto in mezzo alle cacche delle anatre, Cody ha grigliato al barbecue del campeggio.
Di fianco a noi, una famiglia di tre elementi, con bambino di 18 mesi, alle 7 in punto lo metteva a tavola, da solo, prima dei genitori, e la mamma lo imboccava con quello che ho riconosciuto come semolino.
Un'ora dopo, noi davamo al Nano - 25 mesi - la bruschetta al pomodoro e gli insegnavamo a mangiare le costolette con le mani.
Il bello del campeggio è che vedi tante famiglie diverse.
La domenica, a Messa, un coro meraviglioso ha cantato il Panis Angelicus, canto che è stato il clou della cerimonia del nostro matrimonio. La qui presente donna tutta d'un pezzo ha pianto come una deficiente dall'inizio alla fine, commossa. Non vi dico le altre persone come mi guardavano. Anche perché un po' mi asciugavo le lacrime, un po' sgridavo il Nano che tentava di corroere dappertutto e mi chiedeva "Mamma! Ma quello è Gesù! (statua) Ma parla, mamma? Pecché non parla?"
Siamo rientrati a Milano nel pomeriggio. Presa da raptus, ho messo in ordine delle cose che giacevano nell'angolo della cameretta da settimane, tipo le valigie delle vacanze estive e una scatola di miei "ricordi" che mia madre mi ha dato da conservare credo a luglio.
Il Nano ha imparato a chiedere scusa. E mentre io sistemavo in giro, lui mi scorrazzava tra i piedi con le macchinine ripetendo "Mamma, scuuuusa. sorrisino. Mi peddoni? Io ti peddono"... ad libitum.
Ho trovato un altro blog che mi piace tantissimo, scritto da una che dirige dei cori. Anch'io finalmente torno a cantare. Ecco un pensiero che oggi mi rende felice.
Da un anno, infatti, sono la Signora Cody.
Per festeggiare, abbiamo chiesto in prestito ai suoceri il loro camper e, schivando abilmente i vari temporali lombardi, siamo approdati in quel di ProvinciadiMantova per un breve weekend solo noi tre.
Sabato il caro marito mi ha portata a fare 16 km in bici. Un giretto, insomma. L'ultima attività fisica che ricordo di aver fatto è stata il parto. Prima di quella, credo di aver davvero tenuto il mio corpicino sotto sforzo quella volta che stavo arrivando tardi al lavoro, e dato che lavoravo su dei programmi televisivi in diretta, non potevo far aspettare la Rai. E allora ho corsocorsocorso per tutta Cologno fino ad arrivare, stremata, in ufficio.
Dopo un po' mi è venuto in mente che dicono che la fatica, dopo un po' che sei sotto sforzo, scompare magicamente. E allora mi sono messa ad aspettare quel momento magico in cui la fatica sarebbe sparita, lasciando il posto forse ad un piccolo affanno, e lasciandomi soprattutto godere della gita. Lo sto ancora aspettando, quel momento magico. Alla sera non piegavo più le ginocchia, e mi sono addormentata prima di Bibi. E avevo ancora il fiatone.
La sera di sabato, mentre io mi leccavo le ferite e cercavo di evitare che il Nano facesse il bagno nel laghetto del campeggio, con 15° e soprattutto in mezzo alle cacche delle anatre, Cody ha grigliato al barbecue del campeggio.
Di fianco a noi, una famiglia di tre elementi, con bambino di 18 mesi, alle 7 in punto lo metteva a tavola, da solo, prima dei genitori, e la mamma lo imboccava con quello che ho riconosciuto come semolino.
Un'ora dopo, noi davamo al Nano - 25 mesi - la bruschetta al pomodoro e gli insegnavamo a mangiare le costolette con le mani.
Il bello del campeggio è che vedi tante famiglie diverse.
La domenica, a Messa, un coro meraviglioso ha cantato il Panis Angelicus, canto che è stato il clou della cerimonia del nostro matrimonio. La qui presente donna tutta d'un pezzo ha pianto come una deficiente dall'inizio alla fine, commossa. Non vi dico le altre persone come mi guardavano. Anche perché un po' mi asciugavo le lacrime, un po' sgridavo il Nano che tentava di corroere dappertutto e mi chiedeva "Mamma! Ma quello è Gesù! (statua) Ma parla, mamma? Pecché non parla?"
Siamo rientrati a Milano nel pomeriggio. Presa da raptus, ho messo in ordine delle cose che giacevano nell'angolo della cameretta da settimane, tipo le valigie delle vacanze estive e una scatola di miei "ricordi" che mia madre mi ha dato da conservare credo a luglio.
Il Nano ha imparato a chiedere scusa. E mentre io sistemavo in giro, lui mi scorrazzava tra i piedi con le macchinine ripetendo "Mamma, scuuuusa. sorrisino. Mi peddoni? Io ti peddono"... ad libitum.
Ho trovato un altro blog che mi piace tantissimo, scritto da una che dirige dei cori. Anch'io finalmente torno a cantare. Ecco un pensiero che oggi mi rende felice.
lunedì 23 settembre 2013
Post del sabato, in ritardo
Ci conosciamo dalla prima liceo.
Anzi, una di loro la
conosco dalle elementari.
Eravamo compagne di scuola. Dopo la maturità, sono
praticamente le uniche compange di classe con cui ho mantenuto contatti. Io le
chiamo “Le fantastiche 5”.
Sabato ci siamo viste, dopo settimane. Siamo andate
in un bar in centro, tipo Starbucks. Era bellissimo guardarci, almeno da
dentro.
Siamo sei, di cui tre sposate, una convivente e due (?)
single. Tutte più o meno lavoratrici. Liceo linguistico, in quattro abbiamo
continuato a studiare lingue, le altre due era più da giurisprudenza. N. sosterrà
l’esame di Stato a fine anno, M. ha mollato dopo poco e ora è quella meno “laureata”
ma con il lavoro migliore. Una delle due mamme sono io, l’altra, F., ha un cucciolo di quasi un anno ed è
combattuta tra cercare di nuovo lavoro (l’ha perso, come me, causa gravidanza)
o continuare ancora un po’ a fare la mamma, perché è tanto bello.
Quando siamo tutte insieme, facciamo parecchio casino. I discorsi
si incrociano, gli aggiornamenti vengono annunciati con più o meno solennità,
si ride tanto ma sappiamo anche essere serie. A. ci racconta della sua ultima
(e ormai temo, rimpianta) conquista, un tipo strambo mollato settimane fa, che
le manda sms con scritto “Buongiorno, respira” e che rasenta lo stalking. Noi
prima ci divertiamo a leggere i suoi messaggi, poi passiamo a consigli
semi-seri con contorno di minacce legali varie da N.
M. ci fa notare che siamo passate dalle serate con mojito e
birra ai sabati pomeriggio con cappuccino e muffin. L. ha finito una
traduzione, ma non ha molte novità (o magari le ha dette mentre io ascoltavo qualche
altro discorso). Diventa di nuovo zia, e si informa se la prima nipotina può
diventare “sua” per usucapione visto che ormai suo fratello e la moglie avranno
un altro bambino. F. ha avuto un’offerta di lavoro, ma non le hanno ancora
preso il bambino al nido, e non sa se accettare. Io racconto del contratto in
scadenza, del mio Bibi e anche di mille altre cose (si sa che sono logorroica),
mi dimentico di annunciare che ho un blog. Sai che annuncio… N. è tesa per l’esame
e racconta alle altre di quando io e lei ci vediamo a pranzo (lavoriamo nella
stessa via). Racconta di quella mia
collega, che ha un bambino dell’età del mio Nano, che è in fissa con la “pancetta”
che le è rimasta. N. l’ha conosciuta, e la prima cosa che le ha chiesto è stata
“Ma sei incinta?”
Ci scambiamo i regali. Da un paio d’anni, ogni volta che ci
si vede, è come Natale. Ci “mettiamo in pari” con i compleanni. Ci regaliamo
tanti libri, cose per la casa e per il trucco. F. stavolta riceve un buono virtuale
per una serata a teatro con suo marito, senza il bambino. Perché capiamo che
dopo quasi un anno in cui fai solo sempre e unicamente la mamma, forse ha
voglia di staccare un po’, e secondo noi ne ha diritto. Noi in cambio
invaderemo casa sua per babysitterare il piccolino.
Siamo passate dallo scriverci sms sulle interrogazioni,
passarci i compiti e studiare in biblioteca interrogandoci a vicenda a fare le
vacanze insieme, a sbronzarci uscire la sera insieme, e poi a organizzare
matrimoni e andare a trovare in ospedale i nostri figli appena nati. Dai libri
di scuola, ai manuali di puericultura, ai cv tradotti in inglese per cercare
lavoro. Abbiamo litigato, fatto pace, ci siamo un po’ perse di vista e poi
riavvicinate.
Per quanto mi riguarda, loro asciugavano le mie lacrime a
scuola, quando il grande amore della mia adolescenza – uno che non so cosa ci
ho trovato, per circa 6 anni, meno male che poi mi ha mollata lui, aprendomi
gli occhi – mi faceva soffrire. Facendo il filo a una che ora è sposata, non
con lui, e ha sei figli. Loro c’erano mentre preparavamo la maturità, e
hanno assistito al mio orale. Loro c’erano a entrambe le mie lauree. Erano lì
al funerale di mio nonno, al battesimo del Nano e al mio matrimonio.
Quando F. si è sposata, a giugno, abbiamo scritto un
discorso da fare durante la festa. E lei il giorno dopo ci ha ringraziate con un messaggio,
dicendo che ormai ci conosciamo da metà della nostra vita!
Beh, io penso che è
una bella metà di vita, con voi, amiche.
mercoledì 4 settembre 2013
E la torta a me!
Ieri era il mio compleanno.
Niente di speciale, pensavo.
E invece abbiamo festeggiato tipo matrimonio
indiano. Cominciando il sabato e finendo ieri sera, tra l’altro proprio al
ristorante indiano. E nessuno dica che festeggiare in anticipo porta sfortuna,
io mi sono divertita un sacco!
Sabato pranzo dai suoceri. C’era pure mio nipote,
bimbo che vive in Inghilterra ma che dopo le vacanze estive passa sempre
qualche giorno da solo dai nonni. Pranzo, torta con tanto di targhetta “Tanti
auguri Cinzia” al cioccolato bianco, e poi regali. Il più commovente, il regalo
fatto per me dal nipote di nove anni… un bambino di quelli che alla sua età
sono ancora bambini, per fortuna. Bellissimo, con tanti cuoricini.
Il più
“figo”, però, è stato l’altro regalo, da suoceri e cognati insieme:
l’essiccatore, sul quale ho intenzione di scrivere a breve un post. Mi basti,
per ora, dire che da sabato ho già essiccato circa 2kg di frutta e ho progetti
per le settimane future, fino ai regali di Natale.
Sabato sera coppia di amici a cena, ho cucinato la
pizza e abbiamo fatto un brindisino in anticipo.
Domenica, pranzo con i miei, mia sorella e
congiunto, e bis di nonne. Un pranzo dei soliti nella mia famiglia, rumoroso,
dove mia mamma ha l’ansia da prestazione (è convinta da 30 anni di non saper
cucinare) e mette in tavola dituttodipiù, le mie nonne si accavallano nei
discorsi e si contendono l’attenzione di Cody e soprattutto del nuovo arrivato
in famiglia, il ragazzo di mia sorella. Insomma, ogni volta che pranziamo tutti
insieme mi sembra di stare in un film. Dopo mangiato, prima che il Nano si
addormenti sul tavolo, mi danno il secondo round di regali. Due biglietti per
uno spettacolo teatrale dai miei – adoro il teatro ma per cause nanesche lo
frequento poco ultimamente – per andarci “con chi voglio”, un super completino
intimo dalla sister, impegnata nella missione umanitaria “Salviamo mia sorella
dal sembrare sempre perennemente una sbalzata qui dagli anni ’80 e passata attraverso
una centrifuga”, dei fiori dalla new entry – adooooro gli uomini che regalano i
fiori – e da mia nonna una catenina d’oro. Quando è morto il nonno, lei ha
dichiarato che non avrebbe lasciato a noi l’arduo compito, un giorno, di
spartirci i suoi gioielli e possedimenti vari, e da allora sta dividendo la sua
eredità tra nuore e nipoti. Questa volta era la collanina comprata durante il
viaggio in Giordania fatto con i soldi della liquidazione del nonno. Semplice,
bella. Credo che la userò, qualche volta. Non come la collana che mi ha fatto
al matrimonio, sicuramente di più alto valore, ma che potrò usare solo tra
almeno 15 anni, rischiando altrimenti di sembrare una che ha rubato i gioielli di
qualche zia settantenne.
Ieri sera, infine, cena con Cody al ristorante
indiano. Uno dei più buoni di Milano, dicono alcuni siti di recensioni. A noi
piace. E poi ci siamo andati in moto, cosa che non accadeva da quando ero
rimasta incinta. La cena è stata come sempre all’altezza, anche se abbiamo
mangiato (come sempre) un po’ troppo. I regali: un bellissimo bigliettino (che
poi per me è la parte più importante), dove tra le altre cose c’era scritto
“Sei la mia metà, tu sei me”, che fa molto Cime tempestose e mi ha davvero
commossa. E poi una borsa davvero da donna adulta, rossa e gialla e verde con
il muso di Hello Spank. Scelta da me mesi fa, che lui si è ricordato di
comprare.
Insomma, un bellissimo compleanno.
Mentre risalivamo in casa, all’alba delle 10,20 (la
nonna baby-sitter si alza prima di noi, al mattino), ho pensato che questa è la
vita che sognavo da bambina. (cit.)
Lavoro, nel tempo fuori dall’ufficio devo sempre
correre, e arrivo sempre in ritardo su tutto, ho un figlio che sono sicura di
non vedere mai abbastanza e un marito a cui non dedico mai abbastanza attenzioni,
una casa sempre troppo poco pulita e troppo piena di cose che non mi decido a
buttare. Prego troppo poco, non sento gli amici per settimane, stiro solo a
tarda sera, con gli occhi già semichiusi, e non ho ancora scelto le foto del
matrimonio per l’album di nozze. Ma è questa la vita che volevo. Piano piano,
la sto costruendo.
Ah, compivo 28 anni.
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