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lunedì 14 settembre 2015

Cose che capitano a trent'anni



Capita che un giorno ti svegli, vai al lavoro, e compi trentanni.

Capita che lo aspettavi, quel giorno.
Capita che nel tuo gruppo di amiche sei l'ultima a raggiungere quel traguardo, le altre ci sono passate tutte prima di te, per loro avete organizzato feste, serate, viaggi, ed è stato tutto bellissimo.

Tu sei l'ultima, e con un po di paura inconfessata pensi che forse le altre si sono stufate di festeggiare, e per te faranno una cosa piccolina, semplice. Che poi, nemmeno ti dispiacerebbe. Insomma, questi 30 anni, la cifra tonda, ti inquietano leggermente, forse è meglio che passino in sordina.
Mentre la giornata passa, e tu hai portato patatine e biscotti per i tuoi colleghi, e collegaStrega non ti fa nemmeno gli auguri, ti convinci che sia meglio festeggiare poco. Anzi, la sera prima, a letto, hai confessato a Cody che non hai voglia di fare nulla. Quest'anno i soldi sono pochi, e avrete tante spese per la casa nuova, non ti va di spenderli per una festa.

La giornata passa.

Alla sera festeggi con i genitori, nel fine settimana organizzi un pranzo con i parenti stretti,e offri la torta. Anzi, alla fine è  tuo padre ad offrire la torta, con un gesto generoso che apprezzi, anche se lo sgridi perché non avrebbe dovuto farlo.

A trent'anni organizzi anche un aperitivo all'ultimo minuto, con gli amici, e anche se vengono davvero in pochi, a causa del poco preavviso, pensi che ti vada bene così. Non è poi una gran cosa, fare trent'anni.

La settimana dopo, pensi che hai ricevuto molti regali, bellissimi, e che le tue amiche in fondo tu hanno fatto una sorpresa sotto casa, ti hanno regalato una cosa di quello che piacciono a te, sentimentali, e sei felice. Una sera rimani sveglia a pensare... A trent'anni capita, e forse non solo a te, di cercare un figlio che non arriva, di lavorare in un posto che non senti tuo, dove la collega che dovrebbe sostenerti, perché siete solo voi due a fare quel lavoro, ti odia e ti rende la vita impossibile. Ma a trent'anni capita che provi a fregartene, e a volte ricacci indietro le lacrime perché le daresti solo soddisfazione (il giorno in cui l'hai vista sorridere di più in due anni è stato quando tu hai pianto per una giornata intera).

In tutto ciò, tu hai un cognato nato il tuo stesso giorno, che quest'anno non é stato molto festeggiato, perché tu facevi la cifra tonda, e lui no. Tua sorella, però, gli ha organizzato una festa a sorpresa, ovviamente invitando te e Cody.
Tu sei stanca, é venerdì sera, devi lasciare tuo figlio dai nonni ed é una cosa che non ti piace mai fare... ma ci vai, per amore di tuo cognato. Tua sorella si raccomanda di vestirti bene, che il posto é uno figo, di truccarti, insomma, ti impegni anche un po'.
Poi arrivi, entri...

E capita che perfino a trent'anni sono riusciti a farti una festa a sorpresa.

Sono presenti gli amici più cari, alcuni che non vedevi da tempo. Alcuni hanno lasciato a casa i figli per festeggiare TE. Hanno attraversato la città, c'é chi arriva in bici direttamente dal lavoro in centro, e tutto questo per TE.

Sei troppo incredula perfino per piangere. Sorridi così tanto che ti accorgi di avere un crampo alla guancia.
La serata scorre tranquilla, divertente, emozionante; ricevi regali, baci tutti più volte, ballate, bevete, fate brindisi e foto. Tu dedichi un brindisi alla tua famiglia, agli amici, al tuo stupendo marito e a tua sorella, al suo compagno a cui vuoi così bene da perdonargli di averti un po' rubato il compleanno...

Alle due, tardi come non accadeva da tanto tanto tempo, tu e Cody siete finalmente a casa. A letto. Senza nessuno (sic) che dorme nella camera di fianco.
E allora a trent'anni capita che vorresti solo ringraziare, ringraziare chi ti ha messo accanto delle persone così meravigliose, che ti capiscono, ti sorreggono, attraversano tutte le avventure della vita insieme a te.
Non ha più parole per ringraziare, ce ne vorrebbero troppe, vorresti donare a chiunque la gioia che hai provato tu ogni singolo momento passato insieme alle persone che ti hanno festeggiata.

Scrivi, scrivi di notte, per non dimenticare le emozioni di quegli attimi.
Perché spesso ti senti giù, ti senti inadeguata da una vita, non ti piace essere al centro dell'attenzione perché pensi che non te lo meriti, che nessuno dovrebbe guardare te che vali così poco. Se gli altri sapessero, se ti conoscessero davvero, capirebbero che non vali tanta attenzione e tanto amore.
E invece quell'amore e quelle attenzioni ci sono, e per un attimo pensi che forse chi ti guarda con occhi d'amore, d'amicizia profonda e di affetto ti conosce, e se hai tante persone intorno così schifo non devi fare.

Nei momenti in cui ti sentirai ancora inadeguata (e ce ne saranno, e saranno pure molti), ti riprometti di andare a riguardare quelle foto, le foto di quella serata in cui le tue amiche ballavano intorno a te, per il TUO compleanno.

La sera in cui il deejay, che voleva farti gli auguri al microfono, non ha capito bene il tuo nome e ha annunciato "Buon compleanno a Tiziana, che festeggia i quarant'anni".. perché se non capitassero cose come questa, non saresti tu.

mercoledì 18 marzo 2015

Cose che capitano. A me, almeno.

Capita che hai 16 anni, e un migliore amico, maschio.
Quelle amicizie da film, che ci si legge nel pensiero, che si vuole fare tutto insieme.
Una di quelle relazioni incredibili, dove il sentimento e' proprio l'amicizia, niente friendzone, nessuno dei due e' innamorato dell'altro ma non osa dirlo...
Sarete sicuramente amici tutta la vita, e comprerete una villetta bifamigliare con spazi comuni, cosi' i vostri figli cresceranno insieme.

Poi, fai la maturita'.
E mentre sei in viaggio in Spagna lui ti chiama, e ti dice che ha conosciuto una ragazza, molto piu' piccola di lui, ma mi sono messi insieme.
E capita che tu sei felice, felicissima, e non vedi l'ora di conoscerla. Quando finalmente la incontri sei entusiasta, pure troppo. E il tuo entusiasmo non e' propriamente condiviso.
Lei non ti sopporta.
Ti odia, anzi.
E piano piano, allontana da te il tuo migliore amico.
Quello che sarebbe stato tuo amico per sempre.
In realta', lei lo allontana da tutti, ma poi, a un certo punto, lui se ne rende conto e reagisce, e riallaccia i rapporti con gli amici.
Con tutti, o quasi, ma non con te.
E cosi' diventare sempre meno amici, fino a essere semplici conoscenti, quasi estranei.

Capita che hai provato a parlare con lui, a parlare con lei, hai fatto qualcosa (forse non abbastanza?), ma poi ti sei arresa. Soprattutto dopo che lei ha vuotato il sacco e ti ha detto tutte le cattiverie che pensava di te, prime tra tutti "per me sarebbe meglio che tu non esistessi" e "ho quasi pensato di lasciarlo pur di non vederti più".

Il tempo passa.

E capita che poi conosci un ragazzo, ti innamori anche tu, capisci forse in parte le motivazioni di lei, chissa' se il tuo lui avesse avuto un'amica cosi' invadente e presente nella sua vita tu cosa avresti fatto. Forse lo stesso, forse no. Chi lo sa.
Insomma, tu ti fai la tua vita, loro continuano a farsi i fatti loro.

E un giorno si sposano. E tu vai al matrimonio, e allo scambio delle promesse ti si riapre una piccola ferita, sentire quelle parole eterne ti fa pensare che quel capitolo della tua vita, il capitolo in cui c'era anche lui (che poi sarebbe andato d'accordissimo con il tuo ormai marito) e' definitivamente chiuso. E ti scappa una lacrimuccia, non di commozione per un bel matrimonio, ma di dolore.

Capitolo chiuso, kaputt.

E invece...
E invece, un giorno, capita che ti iscrivi a un corso di acquagym con due amiche, e si aggiunge anche lei. Lei, che ti odiava. Lei, che negli anni e' diventata amica delle amiche di lui, che poi erano anche le tue amiche.
E capita che non e' nemmeno cosi' antipatica, quando e' da sola. E chiacchierate, e scoprite di avere cose in comune. Lui non é mai argomento di conversazione, ovviamente, ma che ci vuoi fare? Non sapresti nemmeno cosa dire, di lui, ormai.

Quindi, nella vita, capita che a 16 anni hai un amico, e a 29 anni non ci parli piu', ma sei quasi amica di sua moglie, quella moglie che ha voluto la fine della vostra amicizia.

Cose che capitano.

domenica 8 marzo 2015

Ultime dalla famiglia.

Non aggiorno il blog da agosto.
Mica male.
Diciamo che ho pochissimo tempo, e quel poco che ho lo uso per azioni necessarie alla mia sopravvivenza, tipo lavarmi, cucinare, pulire casa…. E poi lavoro lavoro lavoro.
Qui in Dittafrullatore il ritmo è aumentato, se possibile.

Dopo l’estate, ispirata dal fatto di non aver quasi fatto vacanze e dall’insorgere di attacchi di panico mattutini, prima di entrare in ufficio, mi sono pure guardata intorno.
Ho mandato qualche curriculum, e ho pure fatto un colloquio. Poi ho cambiato idea. Resto dove sono, e metto in atto un piano B. Che per ora non sto a spiegare, metti che qualcuno di Dittafrullatore finisce sul mio blog.
Intanto, però, gli attacchi di panico se ne sono andati – quasi. Riesco, a giorni alterni, a passare del tempo di qualità con il Nano. Il tempo di qualità con Cody diciamo che è quello che passiamo tra le 10 e le 11 di sera sul divano… dormendo, cosa avete capito?
Però almeno siamo nello stesso luogo fisico, il nostro divano appunto.

Da agosto, il Nano ha imparato a dire la esse, tipo Jovanotti, la effe, e anche una specie di zeta. Insomma, parla sempre meglio, coniuga i congiuntivi meglio di qualche collega che ho in ufficio ed è sempre pieno di energie. Così pieno che persino la maestra di ginnastica lo riprende, perché “anche se siamo in palestra e stiamo facendo il tappeto elastico puoi stare fermo tre secondi”. A scuola, durante l’ora della nanna, Suor Raquel lo invita gentilmente a dormire: “Adesso basta, ora vai a dormire in piedi in corridoio” (imitazione fornita dal Nano stesso).  A casa si arrampica ovunque, con il risultato che settimana scorsa è caduto di testa dal tavolo della sala dei miei. Per fortuna non si è fatto troppo male.

Da agosto, ho anche perso due chili. Se proprio vogliamo guardare.

A ottobre ho passato una serata in discoteca con Cody, per un post-matrimonio di amici (suoi), dove la sposa aveva gli anfibi sotto l’abito e ho bevuto mega mojiti condividendo la cannuccia con sconosciuti e ho ballato fino alle 6 del mattino. Gli amici di Cody mi hanno detto che reggo l’alcool meglio di mio marito e in fondo mi sono divertita. Ma non è più la mia vita, quella da discoteca, diciamo. E anzi, ora che ci penso bene non lo è mai stata. Però è ancora divertente sbronzarsi con semi-sconosciuti e ballare e limonare (con Cody, of course) in discoteca e uscire alla fine con le orecchie ovattate.

Il primo Novembre, poi, Sorella ha partorito una minuscola Matilda Sofia, che somiglia al 50% al suo papà, e al 50% a me da piccola. O almeno, io la vedo così. Sabato la battezziamo e sarò la madrina, emozionata e felice. Non le ho ancora scritto il biglietto e il regalo è buttato da qualche parte in fondo a un armadio… ma ce la posso fare. Sarà il mio primo battesimo da madrina, nonché il mio primo battesimo ad alto tasso di parenti Suditaliani, e non vedo l’ora.

Da agosto, infine, ho capito alcune cose. Che ho paura del cambiamento, forse come tutti. Perché Dittafrullatore mi fa incazzare, mi frustra, non mi fa mai sentire all’altezza… ma quando ho visto che potendo potevo rischiare e andarmene, non me la sono sentita. Ho pensato che qui, nonostante tutto, un po’ mi sono affezionata alle persone, e al lavoro, e il lavoro ormai lo so fare. E anche se non si abbassa mai la guardia, e non si può usare il cellulare mentre sei in ufficio, e  le pause sono cronometrate e io spesso nemmeno le faccio, e la mia collega di scrivania (l’unica che fa il mio stesso lavoro in azienda) sa essere davvero una strega… in realtà io ho paura di cambiare. Di ricominciare e magari rischiare, e magari trovare una ditta che non paga lo stipendio tutti i mesi o chissà, dove magari la tensione è più alta che qui. Anche se di quest’ultima cosa non sono sicura.
Ho capito anche che vorrei dare delle COSE a Nano, delle COSE per le quali servono SOLDI, e per avere questi soldi bisogna lavorare. Che il sogno della mamma casalinga felice, che cucina le crostate e fa la spesa al centesimo, non mi corrisponde. Che invece adesso ci stiamo mettendo a cercare casa e vorrei poter comprare un appartamento grande, spazioso, e questo costa. E con uno stipendio solo non ce la faremmo. Ecco, per tutte queste cose sto provando a resistere.

Infine, ho pensato che quando avrò un attimo, vorrei continuare a condividere qualcosa di me sul blog, perché mi piace scrivere e sapere che qualcuno (pochi, pochi) mi legge.

giovedì 14 agosto 2014

Al di là dei sogni.

Non volevo fare il solito post sulle ferie.
Ma qualcosa bisogna pur scriverlo, insomma.
Partiamo dal fatto che sono stata obbligata dalla mia bellissima DittaFrullatore a fare le ferie a luglio. Con una delle mie armi di convincimento (le lacrime, arma che ahimé uso quasi sempre involontariamente) sono riuscita a strappare anche la prima di agosto. 

In totale, mi sono eclissata da DittaFrullatore per ben due settimane e mezzo. Eclissata in parte, in realtà, perché mi sono fatta mettere la posta del lavoro sul cellulare, così almeno ho tenuto vagamente monitorata la situazione per sapere cosa mi aspettava al mio ritorno.

Ma il nido era pagato anche se in realtà eravate via? Sì.
Ma quindi ora, in piena settimana di Ferragosto, tu sei al lavoro? Sì.
E il Nano? E Cody? Loro, partiti ovviamente con me a luglio, sono ancora via.
E tu sei a Milano da sola? Sì.

E come diceva una battuta de "Il Diavolo veste Prada": Amoilmiolavoro, Amoilmiolavoro, Amoilmiolavoro. O meglio, Miservelavorare. Ecco.
Quindi sono qui, a buttare giù i ricordi dell'ormai compianta vacanza coi miei uomini.

Vacanza avventurosa, quest'anno. Tre cuori e una tenda. Mai provata prima, a causa del tempaccio che tra giugno e luglio ha infestato tutto il nord Italia. Il post su come NON affrontare una vacanza in tenda è già in fase di creazione.

Destinazione, un campeggio sul Gargano.
Posso solo dire che è stata una vacanza davvero meritata, per noi tre. Meritata e bellissima. Problemi logistici con la tenda, in fondo, pochissimi. Bibi è stato bravissimo con il vasino, la spiaggia era stupenda e il Gargano, che non avevo mai visitato, ci è piaciuto davvero tanto. 
Unica pecca, che anche in alta stagione dalle 13 alle 17 è tutto chiuso. Musei, supermercati, negozi. Anche nel centro dei paesini più frequentati, tipo Vieste o Peschici. Che ci vuoi fare, fanno la siesta. 

Dopo 12 giorni di noi tre, abbiamo raggiunto i nonni materni in zona Pescara. In questo momento invece, Cody e il Nano sono in Calabria, con Ursula & Co. Li raggiungerò per il weekend, per spegnere le 3 candeline del mio piccolo grande amore.

In questi 12 giorni il nostro piccolo Principe ci ha deliziati con chicche di ogni tipo.

"Mammapapà, io non voglio più viveue a Milano, io vivo in tenda al maue"
(Seeeee magari figlio mio, magari)

"Io sono stanco, mi addoumeuei qui sulla sedia"

(dopo un predicozzo sull'importanza di stare fermo, quando in campeggio passa una bici, e di non mettersi a correre a zig-zag verso la bici stessa) "Io voglio una bici piccola, piccolissima, piccola così, e poi la uegalo alla mia Matilda" (Bambina di Sorella, in arrivo a fine ottobre)

Dopo due notti in tenda, il Nanetto ha imparato ad aprire da solo la zip della sua cameretta, e la mattina ci trovavamo a "seguire" i suoi movimenti dai rumori che faceva, fino a trovarcelo, trionfante, nel letto.

Una sera, ha fatto una cacca delle dimensioni di una melanzana sul  tappeto all'ingresso della tenda.

Assorto nel gioco con una bimba più grande, si è lanciato in mare senza braccioli, bevendo litri di acqua e facendo venire un infarto a noi due.

Accanito assassino di formiche e ragni (colpa mia, lo ammetto, non ho potuto nascondere la mia fobia e temo di avergli trasmesso l'odio per gli aracnidi) si è invece appassionato alle coccinelle, anche se dopo un po' finisce inevitabilmente per ucciderle, a furia di accauezzalle.

Ci ha detto una quantità innumerevole di volte che siamo bellissimi, buavissimi, che ci ama e che siamo la mamma e il papà del mondo, e che lui voleva stare con noi per tutto il mondo
Ci ha detto una quantità innumerevole di volte che siamo bellissimi, buavissimi, che ci ama... mentre lo sgridavamo, per distrarci.

Si è stupito del rumore della pioggia sulla tenda e ha inventato, insieme a suo padre, il gioco di Cremino, un bambino invisibile che quando ti tocca ti sporca di crema solare. Al grido di "arriva Cremino", siamo riusciti a spalmargli la protezione solare tutte le mattine.

Parla a tratti con una esse buffissima, tipo zeppa, a tratti sembra che dica la erre, ma poi ci ripensa. In compenso imita l'inglese in una maniera che fa morire dal ridere.

Insomma, io sono rientrata. Ma domani li raggiungo per un weekend. In fondo, lavorare a Milano ad agosto non é la cosa peggiore che poteva capitarmi... 

lunedì 21 luglio 2014

Storia di come io non ce la posso fare. Mai.

Ecco il post ispirato da Ma come fa a fare tutto? ma anche un po' da Vale.
Il mio blog si chiama Ma perché le altre ci riescono, e ci sarà un motivo, no?

Le ore della mia giornata non si moltiplicano, anzi. Si dividono, ne scompare sempre qualcuna, la mia settimana non mi basta mai!
Purtroppo, a differenza delle super mamme di cui leggo ogni tanto qui e là, io NON ho capacità di organizzare, non so sempre dare priorità alle cose più importanti, e non so pianificare.

Il segreto, quello terribile, da non rivelare mai a nessuno, è che io so perfettamente dove sbaglio, cosa non faccio "giusto", cosa peggiora la qualità delle mie giornate.
Il primo problema è che io ho sonno. Sempre sonno. Dormirei dalle 10 di sera alle 10 di mattina come niente. Cosa che, evidentemente, non è del tutto fattibile con un lavoro un marito un figlio un appartamento e qualche hobby.
Il secondo problema è che sono terribilmente pigra.
Il terzo problema (poi basta, che se no qui mi sputtano definitivamente) è che a volte sono un po' egoista, e preferisco fare le cose che mi piacciono, piuttosto che quello che so che dovrei fare.

In realtà non penso di fare poi completamente schifo.
Nel senso, la casa è sempre - o quasi - pulita/in ordine, tutte le sere cucino la cena per tre, non ripieghiamo praticamente mai su cibo da asporto o cose pronte... insomma, tendo vagamente ad assomigliare alla persona che vorrei essere, per carità.
Questo non è un post per autocommiserarmi.
Però... diciamo che abbiamo ampi margini di miglioramento, ecco.

Per esempio, vorrei poter fare la spesa grossa meno spesso, preparare più cibi freschi (anche da congelare), avere più tempo per me e da dedicare a Cody, andare a Messa una volta in settimana, leggere di più, chissà, magari anche dormire la notte.
Invece la mattina non riesco a aprire gli occhi prima delle 7, quindi mi vesto e praticamente scappo di casa, lasciando la gestione del Nano a Cody, che per fortuna si barcamena benissimo nella routine di preparazione mattutina e nell'accompagnamento al nido.
Esco di casa struccata, e ai semafori mi trucco. A puntate. Prima il copriocchiaie, poi la terra, al semaforo dopo la matita su un occhio, poi l'altro, infine il mascara. Se al semaforo davanti all'ufficio becco il rosso mi metto anche il rossetto, và.

Dalle 8 alle 18 lamno, ahimé, sono al lavoro.
Premettendo che in questo momento di crisi eccetera mi ritengo fortunata ad averlo, un lavoro, vorrei però che il mio ogni tanto fosse un po' meno stressante. Ho già postato qualcosa sul fatto che lavoro in un frullatore, quindi non mi dilungherò qui. 
Potrei, un giorno, raccontare una mia giornata lavorativa...
In ogni caso, dalle 8 alle 18 sono fuori dal mondo. Non posso ottimizzare, non posso fare altro che lavorare, a testa bassa. Quando va bene esco in pausa pranzo, ma ci riesco circa una volta alla settimana.
Dalle 18 alle 18,30 esco, e corro a casa. Bibi si addormenta, quando siamo bravi, verso le 9.
Il che mi dà circa 2 ore e mezza con lui, durante le quali bisogna lavarlo, metterci a tavola e quindi aver preparato qualcosa, e passare un po' di tempo "di qualità" insieme.
Quando sono brava resisto alla tentazione di farlo giocare da solo e intanto pulire/cucinare/sistemare.. lui vuole me! E soprattutto, io voglio lui. Caspita, non mi vede mai!

Dopo cena, se riesco a dedicare del tempo a Cody ben venga, ma il più delle volte ci ritroviamo accasciati sul divano alle 10 a guardare la tv... e ancora più spesso uno di noi due crolla addormentato. Rigorosamente a turni, così che per vedere entrambi un film completo ci mettiamo una settimana, e soprattutto in pratica non ci vediamo mai.

La grandissima fortuna è che il mio Nanetto ha sempre dormito tutta la notte, quindi a meno che non finisca l'acqua nel suo bicchierino notturno o abbia un incubo, in casa mia regna il silenzio per almeno 8 ore di fila. Il che, lo so, è una fortuna. Ma in questo marasma ci può stare un po' di fattore C, no?

Finché non ho trovato lavoro, quando il Nano dormiva di giorno avevo un po' di tempo per fare cose da bravamamma: dedicarmi al bucato la mattina (per avere poi le sere libere), cucinare e congelare, essiccare, fare sughi, spulciare le offerte dei vari supermercati... ma appena ho rimesso piede in un ufficio la magia si è spenta subito.
Ho perfino preso una ragazza per aiutarmi, due volte al mese, nei lavori grandi di pulizia della casa. E di recente ho dichiarato, dicono fonti credibili, che mi piacerebbe farla venire tutte le settimane.

I piccoli trucchi che riesco finora a mettere in atto sono: far partire la lavatrice la sera per stendere la mattina e trovare asciutto al rientro dal lavoro; far partire la lavapiatti al mattino per poterla svuotare la sera; quando faccio un sugo ne cucino doppia porzione e congelo la metà; idem con il soffritto di cipolla (la taglio tutta e uso solo quello che mi serve, il resto va in freezer), fare la spesa avendo vagamente in testa cosa cucinare per la settimana, e avere la donna.

Dite che è poco? Si accettano suggerimenti!!!

mercoledì 16 luglio 2014

Diamo un nome alle cose

La recente "nascita" di un nuovo blog di un'amica mi ha fatto pensare.
Incredibile, eh?

E allora eccomi qui: cito nel titolo una rubrica che le Iene trasmettevano tempo fa (sono anni che non le guardo più, magari la fanno ancora), in cui intervistavano personaggi a seguito di loro dichiarazioni dubbie, e mettevano le cose in chiaro.
Ad esempio, intervistavano un leghista che si dichiarava non-razzista, riportandogli alcune sue dichiarazioni chiaramente razziste, e facendogli riconoscere che erano, in effetti, razziste.

Ecco.
Quindi, vorrei anche io qui dare un nome alle cose.

Non mi chiamo Cinzia, ma Chiara.
Cody lo chiamo così sul blog perché ama il videogioco "Call Of DutY"... che scema che sono eh? Ma ovviamente non si chiama Cody, si chiama molto peggio.
Il mio Nano si chiama Gabriele, ma questo penso sia già venuto fuori in qualche post.

Abito davvero a Milano Milano.

L'azienda dove lavoro ovviamente non dirò qual è, ma chi mi conosce lo sa.

Sorella, Ursula, Cognato, Cognata... esistono tutti davvero. E in fondo Ursula non è strega, o anzi, lo è solo un po'.

Dopo questo outing, vi spiego anche perché l'ho fatto.
Perché dopo l'ultimo post della mia amica sulla moltiplicazione delle ore del giorno, sento il bisogno di fare un post equivalente. Ma dato che l'apertura di questo suo blog, in cui cita il mio, potrebbe farmi leggere ad altre persone che magari mi conoscono, mi sembrava giusto dire effettivamente, chi sono. Cioè, che sono io.

Ecco.

Quindi, a breve (lavoronanofamigliavacanzebronchitistanchezza permettendo), il mio post su come io NON moltiplico, mai, nemmeno per sbaglio, le ore del giorno.

lunedì 23 giugno 2014

Weekend con il Nano

Un tranquillo weekend da mamma.
In cui però sono successe tante, ma tante cose.

Venerdì scorso, tutto d'un botto, il mio Nanetto ha deciso che non voleva più il pannolino, ma le mutande. E da allora, non ci sono quasi incidenti di percorso. Quasi, vedi sotto.

Venerdì questo, abbiamo grigliato da amici. Il mio Nano è in fase "compiacimento dell'altro / amplificazione delle proprie emozioni" e girava per casa dei nostri amici, per mano con la loro figlia di 6 anni, urlando "ma che beeella casa che hai, Greta! Ma è bellissima questa casa! Greta, la tua casa mi piace proprio taaaaaaanto".
Dato che era una sera speciale (come sempre quando mangiamo fuori) ha potuto mangiare con le mani, rotolarsi in giardino, guardare tantissima televisione, darsi alla pazza gioia facendo un casino del diavolo, e poi crollare svenuto sul letto dei miei amici ad un orario ben oltre il consueto. Ma in fondo è stato bravo. 
Il giorno dopo ha raccontato ai nonni che Greta (Gueta, con la sua pronuncia senza erre) ha la doccia con le luci colorate e un riccio in giardino, che però non si poteva toccare.

La notte tra venerdì  e sabato Cody è partito. Per la Francia. No, non per lavoro. Con tanto di tenda e sacco a pelo al seguito ha passato il confine per un addio al celibato. Poverino.
Dato che mi considero già una persona mediamente anziana, vi confido che quando Cody non è a casa faccio fatica a prendere sonno. E dato che il mio consorte è partito da casa alle 3 e qualcosa di notte/mattina, io mi sono riaddormentata ben dopo le 4. Alle 7,30 Gabri era sveglio, ma per fortuna l'ho convinto a venire nel letto grande a farsi le coccole con me fino almeno alle 9.. e che cavolo, è sabato anche per me!

La giornata è trascorsa tranquilla, a parte che io mi sentivo uno zombie. Cody era via, per fortuna anche Ursulaeconsorte, e quindi ho visto i miei. Mi sono goduta mia sorella panzotta e la piccola Matilda nella pancia. Il Nano è trooooppo tenero con lei, fa commuovere. Le parla, nella pancia "Ehi, Matilda, Matilda! Quando esci... io sono qui!", le da le carezze - anche se a volte sembrano delle manate.. vedremo quando uscirà - e soprattutto la chiama la mia cudinetta, cosa che mi fa sciogliere.

Al sabato abbiamo pranzato coi nonni e la bisnonna materna. Un'anziana vedova, con uno scarso senso materno, tanto che ha delegato la crescita di sua figlia ad altri, e che ora che è molto sola e molto anziana, quando è in compagnia dice tutto quello che le passa per la testa, nel bene e nel male. Nel giro di un pranzo mi sono sentita criticare, nell'ordine: come vesto mio figlio, come nutro mio figlio, come mi rivolgo a mio figlio, come parlo di mio marito, come mangio, cosa bevo... e soprattutto che sono sempre in ritardo. Cosa che sono sempre, sempre, sempre stata. E che da 28 anni le fa alzare un sopracciglio quando arrivo. Insomma, a 86 anni si potrebbe anche rassegnare, no?

Sabato pomeriggio all'insegna dei giardinetti, e poi cena a casa seguita da un film, guardato per intero sul divano. Alle 10,30 a nanna. Mi stavo beatamente immergendo nel mio libro, quando verso le 11 sento chiamare: "Mamma, mamma, mammina?"
Vado a vedere, convinta di trovarlo sveglio, che come sempre, cerca l'acqua, vuole un bacio, o ha perso un peluche (di solito dorme in compagnia di svariati pupazzi).
"Mamma" mi sento dire con voce piagnucolante "la nuvola, nel cattone, era tutta sola... e poi... e poi... nessuno andava da lei.. e lei pioveva... ed eua tutta sola, e nessuno andava da lei"
Intenerita, mi sono sdraiata con lui e l'ho convinto che lui, addormentandosi, avrebbe sognato di andare dalla nuvola, facendole così compagnia.

La domenica ci siamo svegliati in un ritardo pauroso, siamo corsi a messa ancora quasi in pigiama, siamo andati a pranzo dai nonni, e poi ad un battesimo.
Quando due persone, diciamo, originali fanno un figlio, rischiano di coprirsi di ridicolo ma danno sfogo alla loro creatività. Quando il figlio in questione è già il secondo, beh, la voglia di stupire aumenta. Per capirci, sono due che hanno un nano da giardino alto 1 metro, in salotto, che regge i telecomandi.

La festa è andata bene, il piccolino aveva caldo e piagnucolava ma come biasimarlo. Mamma e papà correvano in giro frenetici tra gli invitati, il rinfresco era buono e il Nano è stato bravo. Ha giocato tutto il tempo con la sorella maggiore del battezzato, sua amichetta del nido, e con altri bambini.
La qui presente mamma degenere, accompagnata da Sorella, salutava amici e conoscenti dando un occhio ogni tanto al mio bambino. Ad un punto mi sono accorta che mio figlio era fermo in giardino, e guardava gli altri. Troppo da lontano. Ed era troppo fermo.
Mi avvicino, notando che un bambino e andato verso di lui e lui gli sta sussurrando qualcosa: "ho fatto la cacca".
Senza scendere nei dettagli, ho dovuto spogliarlo, ripulirlo dalla vita in giù dai residui di cacca liquida, sciacquare le mutande, e rimettergli solo i pantaloni. Meno male che Sorella mi aiutava. Anche se ad un certo punto le ho gridato dietro perché lei, maestra di asilo nido, sa già fare tutto e non sa aiutarmi senza continuare a dirmi cosa dovrei fare, e come dovrei farlo. Ma poi abbiamo fatto pace. Siamo sorelle :)

Salutiamo al volo invitati, festeggiato, amici, sperando che nessuno noti Bibi che come un disco rotto ripete a chiunque gli si avvicini "io sono senza mutande", e soprattutto sperando che l'olezzo di pupù non sia poi così evidente, e corriamo a casa. Prima però ci fermiamo a prendere la bomboniera, ops, i gadget. Maglietta con foto del bambino, spilletta rotonda con foto del bambino, calamita da frigo con apribottiglie con foto del bambino, e foto del bambino incorniciata. Ovviamente il nome del bambino, italianissimo, sui gadget è in inglese.

Il weekend si conclude con noi che entriamo in casa, dove Cody, rientrato, sta facendo la doccia. Il Nano apre la doccia, lo guarda e gli dice "Papà, sono contento che sei tornato! Sei stato tanto tanto a calcio"

Ecco, oggi è lunedì, e quindi mi riposo.
Buona settimana a tutti!

venerdì 9 maggio 2014

Il lieto fine, in alcune storie, arriva. E se arriva, sposalo.

Lo so, ho un carattere orrendo.
Non mi piaccio, cerco sempre di fare meglio sapendo che non ci riuscirò, e quando non ci riesco ci rimango pure male.
Passo tanto... troppo... del tempo a criticare Ursula, e poi faccio le stesse cose che fa lei, e che odio.
Ovviamente il tempo che passo a fare quello che realmente VOGLIO non è mai abbastanza, e il tempo che passo a fare quello che DEVO... lo odio. Procrastinare dovrebbe essere il mio terzo nome (i miei, indecisi, mi hanno già dato entrambi  i nomi che volevano per me).
Ogni tanto ho qualche idea ben riuscita, il più delle volte, in generale, arrivo a fine giornata senza potermi troppo lamentare.
Però, a volte, la faccio proprio grossa.
Ecco a voi la personalissima ricetta della pasta fatta in casa, come una volta, rivisitata da... me.

Premessa: tutto questo non sarebbe mai avvenuto se un sito, che sto pensando di denunciare per falsa pubblicità, non mi avesse tratta in inganno dichiarando che, in fondo, per fare la pasta in casa bastano 20 minuti di preparazione, 30 di riposo della pasta e 15 di stesura... e che quindi un'ora è più che sufficiente per fare tutto.

Ricetta: UN SECONDO E... le tagliatelle all'uovo

Occorrente:
4 uova
400 g farina
un pizzico di sale
un mattarello
una domenica mattina 
un marito illuso che tornerà a casa e sarà tutto pronto
un Nano che proprio quella mattina vuole te, solo te, sempre te altrimenti piange
poco, pochissimo sugo a piacere

Procedimento

Cercando di coinvolgere il Nano, preparate una fontana con la farina sul tavolo, opportunamente sgombro e pulito.
Rompete le uova al centro della fontana, facendone colare metà sul pianale, FUORI dalla fontana.
Imprecate a turno contro la bellissima idea che avuto, contro il Nano che cerca di infilare le mani nelle uova, dicendo che ne vuole assaggiare "solo un po', pochino, ultimo ultimissimo" e contro le uova stesse.
Impastate vigorosamente cercando di amalgamare gli ingredienti, sperando che prima o poi tutti quei pezzetti informi di impasto secco e dissociato diventeranno una morbida e compatta palla giallina di impasto.
Dolcemente, tenendolo con i (vostri) gomiti - dato che le mani sono sporche - togliete il Nano dalla sedia dove lo avevate appoggiato per coinvolgerlo, visto che ormai è pieno di farina e ha in bocca metà di quello che non è finito nell'impasto.
Guardate sconsolate il vostro impasto, che non somiglia per niente a quello visto su internet, e facendovi aiutare dal Nani continuate a provare a impastare. Come ultima tecnica, fatelo contare per darvi il ritmo, in stile vogatore "Uno, due, quattuo, cinque, otto, dieci, otto, dieci, cinque, otto, buava mamma!", mentre voi tentate di ignorare la tendinite che già vi sta venendo e cercare di caricare tutto il vostro peso sui polsi per impastare quella maledetta farina con quelle maledette uova.

Rassegnate ormai al fatto che il vostro impasto non sarà mai "morbido, compatto ed elastico", rinchiudete quello che siete riuscite a compattare in una quasi-palla nella pellicola trasparente, e mettetelo a riposare.

Guardate l'ora, e constatate che il rumore che sentite sono proprio le chiavi di casa, perché Cody nel frattempo è rientrato. E invece che trovare una scena da Barilla, con la mamma con il grembiulino che sta scolando un chilo di invitanti tagliatelle, ha trovato una Cinzia sconvolta, sudata, infarinata, un Nano isterico e soprattutto.. una palla di impasto informe che non fa venire molta fame.
Ignorate la proposta alternativa di Cody di lasciare perdere e provate - pietosamente - a stendere, con il mattarello, la pasta.
Mettetevi quasi a piangere, perché forse dovevate ascoltare mammaesuocera quando, a una sola voce, si sono offerte di prestarvi ognuna la sua macchinetta stendipasta. Fate provare Cody, il quale riuscirà perlomeno a migliorare l'aspetto dell'impasto, ma quanto a mattarello... non farà meglio di voi.

Mandate Cody di corsa a casa di vostra madre (la quale ovviamente oggi è fuori pranzo); attendete con speranza il suo ritorno, che avverrà con una corsa sotto la pioggia, ma con la desiderata macchinetta stendipasta sottobraccio.

Date al Nano un pacchetto di patatine fritte e accendete i Barbapapà.
Facendovi aiutare da Cody, stendete la pasta. Livello di autostima... lasciamo perdere.

Quando ormai il Nano si starà addormentando sul divano, avrete (con il prezioso aiuto di vostro marito), preparato un numero indefinito di rotolini di pasta, che, secondo tutorial su Youtube, basterà "stropicciare" per aprire e trasformare in morbide tagliatelle. Leccandovi i baffi all'idea (e anche perché ormai sono le 2 passate), mettete l'acqua sul fuoco. 
Accorgetevi con orrore che vi siete dimenticati (entrambi!) di aggiungere farina sulle strisce di pasta prima di arrotolarle. Ora possedete una quarantina di rotelle di pasta, stile Haribo. Le Haribo di pasta all'uovo cruda.

Mentre l'acqua bolle e ormai evapora, srotolate una per una le rondelle Hariboall'uovo e finalmente, cuocetele.
Infine, aggiungete il troppo poco sugo alla pasta, andate a risvegliare il Nano dal coma vigile e... buon appetito!

Il finale di questa storia è il seguente: la pasta era, davvero, buona. Ne ho regalata un po' anche a Sorella e Cognato, che l'hanno apprezzata. E Cognato è napoletano, a lui non lo freghi sulla pasta.

Il secondo finale è che ho fatto la dichiarazione d'amore più sincera che abbia mai fatto a Cody, che diceva più o meno così.
Io credo di averti sposato perché, in ogni cosa, tu arrivi e mi salvi. Tu arrivi come il Principe delle fiabe e mi porti il lieto fine. Tu sei il mio lieto fine, ma anche il mio lieto inizio.
E quando il Principe arriva, bisogna sposarlo.

Ti amo Cody, e tu mi hai fatta diventare una MAMMA. Auguri a me.

sabato 1 febbraio 2014

Crescere

Si cambia, si cresce, è questo un dono speciale...
Cito una canzone sconosciuta e introvabile su Youtube di Syria, dedicata a sua figlia Alice quando era ancora nella pancia.

In questo periodo abbiamo avuto un paio di nascite, qualche morte, e qualche annuncio di gravidanza.

Le notizie delle morti sono una cosa che spiazza. Ho letto di recente un bel post di Pollywantsacracker, e in questo periodo posso dire che le mamme non lo so, ma i papà sì. I papà muoiono. Intorno a noi ne sono andati in cielo due, ultimamente.
Entrambi all'improvviso. Uno dell'età di Cody, già con due bambini, di cui la piccolina di 5 mesi. Un altro dell'età di mio padre, invece. Legato a noi non per parentela, quindi "scelto" nel vero senso della parola. Vorrei scrivere tante cose. Ma mi limito a incollare qui uno status di facebook:

Gli ammalati muoiono, e sappiamo accettarlo. Gli anziani muoiono, e lo capiamo. Ma quando muore un giovane,un sano,un buono,un amico... La nostra mente non è fatta per comprendere. La realtà ci rimette con violenza al nostro posto di Creature,e il dolore ci fa piccoli di fronte a Lui che sa il Perché. E noi possiamo solo affidarci. Un funerale gremito di persone che ti stimavano e che si uniscono nel tuo ricordo è quello a cui dovremmo anelare. Però la perdita fa male, fa sempre tanto male.

La vita è bella.
Le nascite sono belle, commuovono (me) e fanno venire voglia di bis. Solo a me, ovviamente. Ma anche un po' a Cody. Idem per gli annunci di gravidanza, di cui uno particolarmente atteso...
Ma per noi, finché la #dittaincuilavoro non mi fa l'indeterminato, la concezione o arriva immacolata - ma è successo una volta sola, tanti anni fa, e mi sa che non capita più - o non arriva. Chiuso. Kaputt. Niente bambini. Tranne Bibi ovviamente.

La sua, di crescita, è qualcosa di spettacolare.
Adesso usa il congiuntivo, a 29 mesi. Orgoglio di mamma. 
"Bibi non giocare con la forchetta, usala per mangiare"
"Ma no, mamma, faccio solo finta che sia il coltello"

"Bibi, cosa fai nascosto nella tenda?"
"Faccio finta che sia la macchina, vedi? muooo muooooo"

E poi il suo gioco preferito è "Facciamo finta che io sono la mamma/il papà/Sullivan/il nonno e tu sei Gabri/Mike Wasowski/la nonna". E' particolarmente divertente perché lui ha lo spirito innato di un imitatore, e poi ci fa vedere come ci vede lui. E per esempio è bello vedere che quando lui è la mamma e io il papà, mi bacia e mi dice che sono bellissima.
Diventa un po' meno divertente quando io sono Gabri e lui la mamma, io gli chiedo di giocare e lui risponde "ma nooo, io sono la mamma e vado al lavoro" ed esce dalla cameretta lasciandomi sola.

In effetti sto lavorando molto. E infatti stamattina, che è sabato, sono in ufficio. Ma dicono che tra qualche settimana andrà meglio. Dicono.
Per ora si fanno straordinari non pagati, si dorme poco e ci si sente in colpa verso i figli/mariti.

Ma se non sarà sereno, si rasserenerà.

domenica 17 novembre 2013

Fifty Shades of WTF?

Recensisco un libro?
Dai, ci proviamo.
Attenzione, post riservato ad un pubblico adulto. Si parla di un libro ad alto contenuto erotico (o almeno così dicono) e ci sono riferimenti abbastanza espliciti. Se mio padre o qualcuno che mi conosce nella vita vera dovesse leggerlo fino in fondo, sappiate che arrossirò se verrò a scoprirlo.

Attenzione/2: spoiler. Accenno già a come finiscono i tre libri.

Pre-postilla (esiste?)
Non ho ancora creato il post in cui spiego come mi fanno sentire i libri, è doveroso anticipare che leggo molto, molto volentieri e molto velocemente.
Ho finito i primi due libri della famosa trilogia erotica delle 50 sfumature… poi ho cambiato lavoro e ho dovuto cercare qualcuno che non fosse la mia ex collega per avere in prestito il terzo, ma dato che non prendo più i mezzi ma l'auto, pensavo che non avrei comunque avuto tempo di leggere. Sbagliato, l'ho finito in una notte.

Veniamo finalmente al libro, ai libri, alle Cinquanta Sfumature.
Che dire? L’argomento è conturbante, ma più che altro perché non se ne legge spesso. O meglio, io di certo non ne avevo mai letto. Devo dire che può essere un bello stimolo per la coppia, ma.. ci sono parecchi MA.

Questa specie di dio greco, uomo ideale bellissimo, sempre vestito perfetto, con gusti meravigliosi, che azzecca la taglia di vestiti, intimo e scarpe di una donna che ha visto una volta per mezz'ora, che si accorge quando menti, che in realtà vorrebbe frustarti e appenderti a una croce ma promette che cercherà di inventarsi qualcosa di sentimentale solo per te, che ti presenta subito i suoi e che è pure RICCO SFONDATO.. diciamolo, non esiste.
Mi spiace, care donne. Qualcuna forse ci aveva creduto. 

Cody sa a malapena che numero di scarpe ho, quando al lavoro ha un evento importante scegliamo insieme i vestiti (lui considera l’abbinamento pantalone grigio – polo verde – scarpe marroni – felpa blu molto elegante), mi ha presentato ai suoi per sbaglio, anche se non mi importa non è ricco sfondato, e soprattutto ha iniziato a fare davvero seriamente qualcosa in più quando sono rimasta  incinta. E' un uomo straordinario e davvero il mio principe azzurro, però è UMANO. 
E anche se fosse ricco sfondato, non avrebbe una stanza nascosta in casa piena di torture medievali. Al massimo, una stanza piena di cose maschie tipo un biliardino, una cantinetta rifornita, una consolle di gioco con 4 controller e tutti i giochi mai esistiti di calcio/violenza/auto.

Tornando al signor Grey… i primi regali che fa alla sua donna sono un’auto, un mac che nemmeno è uscito nei negozi, un Blackberry e una cabina armadio piena. Posso sorvolare, vero, sui commenti?

Proseguiamo. Si conoscono per un’intervista, lei cade lunga distesa nel suo ufficio. Un uomo normale non l’avrebbe più considerata. A casa mia si chiamano figure di M. 
Invece si rivedono, lui è chiaramente uno stalker (almeno di questo la nostra Ana sembra accorgersi), durante il primo (loro, ma anche di lei) bacio lui le tiene le mani bloccate sopra la testa. Poi la deflora senza pietà, e lei sa già perfettamente come fare, cosa fare, d’istinto. 

Ora, io sarò anche particolarmente imbranata, ma nessuna delle prime volte di cui ho sentito parlare, anche con partner già esperti, è andata così. Subito dopo, lui la porta a fare il bagno, ok, ci sta. Ma quello che fanno in vasca? Scusate, ma io dopo mezz’ora dal primo bacio, seguito a ruota dalla prima volta, a sentirmi… sappiamo cosa in bocca, avrei vomitato. Anzi no, sarei svenuta. 
Shock permanente. 
E invece lei no, è istintivamente bravissima, si becca un 10 e lode da lui e va proprio fino in fondo. Ceeerto, funziona proprio così.

Infine. Questa è una MIA considerazione, del tutto personale. Ok, io ho un figlio, e vivo in bilocale, ma mi sono confrontata anche con altre. Quale uomo, sulla faccia della terra, si prende tutto quel tempo prima di concludere per parlarti dei tuoi capelli, chiamarti con il tuo nome completo, baciarti ogni dito dei piedi, mettere la musica, bendarti, legarti e fustigarti? E questo ogni santa sera, o più volte al giorno. Non parliamo proprio di una botta e via, come si suol dire, ma anche quando le cose si fanno con calma… vorrei vedere Cody a farmi la treccia, tanto per dirne una.
Il primo libro finisce con lui che la "punisce" e lei scappa e lo lascia.

Secondo libro, si rimettono subito insieme, lui acquista la casa editrice dove lei lavora, per proteggerla, e fa menare e licenziare il capo di lei che le ha fatto delle chiare avances. Certo, perché dimenticavo di dire che lei, imbranata che a 21 anni non aveva mai baciato nessuno, che si trascura nel vestire/truccare/depilare fino a quando non conosce lui, in realtà è ovviamente una strafiga. Viene fuori anche la famiglia di lui, ovviamente stupenda, e anche la ex pedofila di lui. La famiglia di lei, e inizia a diventare chiaro quanti traumi lui abbia in realtà avuto.

Terzo libro, la trama si è finalmente fatta interessante (l'autrice evidentemente aveva capito che non si vive di sole manette e annessi) e l'ho mandato giù - è il caso di dirlo - tutto d'un fiato. 

Ammetto che la parte che mi interessava non era (scusa, Cody) quella sadomaso sessuomane, ma quella della storia di lui, di lei, dei traumi che superano insieme, della loro "forza" che non fa pensare a nessuno dei due, nemmeno per un momento, di lasciarsi. 

Ecco, quello mi è piaciuto. E forse ora ho anche qualche spunto per le mie serate piccanti. Ahahaha no questa non è credibile, scusate. Le uniche fascette stringicavo che userò mai con Cody serviranno ad avvolgere il filo di qualche stufetta o abat-jour.

Consiglio caldamente, dopo la lettura di questi libri, quella di "50 sfumature di Gigio" e "50 sfumature di Gina". Per tornare coi piedi per terra. 

Un’ultima indicazione, per chi avesse intenzione di leggere il libro. Non fatelo sui mezzi pubblici! Innanzitutto, a me veniva da ridere o mordermi il labbro a seconda delle situazioni. (ndr, mordersi il labbro fa questo effetto solo a Mr Grey, temo) Poi, io tendo a guardare cosa leggono gli altri, sui mezzi, e a pensare in base a questo che tipo di persone sono. Ecco, se dovete leggere sui mezzi pubblici, almeno nascondete la copertina, io ho già colto parecchie occhiate “ma guarda questa pervertita”.

martedì 5 novembre 2013

Post... Scriptum del parto epico

Bibi alla nascita pesava 4,230kg. DOPO aver fatto la cacca e la pipì.

Ho fatto solo i tre giorni canonici in ospedale, nonostante il mio parto epico. Sono tornata a casa con un notevole edema e l’obbligo di farmi controllare da Sorella ogni giorno. 

Sentivo un po’ male ovunque, ma credo capiti a tutte.

L’allattamento è partito bene, a parte il secondo giorno che ho avuto un po’ di panico, ma Cody ha preso in mano la situazione e ha risolto tutto.

Faceva caldo, caldissimo. Ma tenevo il condizionatore spento, di notte, per paura di non sentire Bibi piangere. E posso dire che dopo averlo sentito un paio di volte, il mio cervello si è “settato” sul suo pianto, e lo sentivo anche se coperto da altri rumori.

Il ciuccio gliel’ho dato dopo almeno due settimane. Ora penso che non lo toglierà mai, in questo periodo ce l’ha sempre in bocca. Però è stato un sollievo. Preciso che l’allattamento era a richiesta, ma ciò per me non voleva dire avere sempre una tetta di fuori, insomma.

Ero molto “gelosa”, non sopportavo che mia suocera (in particolare, ma un po’ tutti) lo volesse sempre in braccio. Bibi era mio. I momenti da soli lui, io e Cody erano i più belli. E lo sono ancora.

Il cordone mi faceva schifo, ma è caduto senza problemi.

Dormivo quando lo faceva lui, cioè spesso. Già durante la gravidanza avevo un sonno incredibile, immaginiamo adesso che mi svegliavo ogni tre ore anche di notte.

Dai tre mesi in poi, ho usato i pannolini lavabili. Li consiglio vivamente. Ma ci sono già post, blog e siti che ne parlano, quindi mi limito a citarli come una buona scelta per una mamma. Se a qualcuno interessa ci spenderò due parole :)

Non gli ho mai fatto, e non lo faccio tuttora, lavaggi nasali regolari. Li odio, e li odia lui. Adesso poi che è grande e forte (2 anni fatti ad agosto per più di 13 kg, e due manone da agricoltore) non riusciremmo a tenerlo fermo in due.

Lo scambiano in troppi per una femmina, ed è una cosa che odio. Quando non capite il sesso di un bambino (vestito con abiti maschili, mentre va sul monopattino di spiderman e la mamma lo chiama per nome) chiedete come si chiama, o state zitti. Per favore.

Non l'ho cercato, e all'inizio ho fatto fatica ad accettare la sua esistenza. Sono contro l'aborto e quindi non mi sono nemmeno chiesta "cosa potevo fare". 
Ma è la cosa maledettamente più meravigliosa che mi sia mai capitata. In un secondo ero incinta, in un secondo ero mamma, ma ogni giorno DIVENTO un po' più madre. 
Con lui, per lui. Con Cody, per noi. per il futuro che sarà.

PS al post che si intitola PS... Io ve l'avevo detto, di non leggere il post del parto, è inutile che ora vi lamentiate che siete traumatizzate!!! (ogni riferimento alle Fantastiche 5 è puramente casuale)

giovedì 31 ottobre 2013

Io ci avevo creduto.

Io ci avevo creduto, all’ostetrica del corso preparto.
Cristina, alta, magra, con capello corto brizzolato. Due figli, entrambi oltre i quattro kg, partoriti naturalmente e in posizioni acrobatiche. 

Io. Ci. Avevo. Creduto.

Ma andiamo con ordine. 
Riesco a ottenere un posto all’ambitissimo corso preparto della Mangiagalli di Milano. Non ricordo bene tutti gli incontri. 
So che eravamo una decina di panzone, tra cui spiccava la mia, enorme come quella di un altro paio di mamme, e una pancia minuscola di una ragazza magrissima, che si è presentata più o meno così “Ciao, mi chiamo Ragazzaconpanciapiccola, se mi dite che la pancia è piccola mi incazzo.” 
Se da una parte io ero stufa di sentirmi chiedere se fossero due gemelli, e se fossi sicura sicura di essere al sesto mese e non al nono, lei era stufa di sentire esattamente il contrario. Tra l’altro, poi ha fatto un bambino di 3kg e mezzo, lungo 54 cm. Davvero non ho idea di come facesse a starci in quella pancia.

C’è una mamma ultraquarantenne, circa metà di noi tra i 30 e i 40, le altre – tra cui io – sotto i 30. Tutte al primo figlio. Ad alcuni incontri hanno partecipato i papà, per altri eravamo solo noi. Fortunatamente non ci hanno richiesto di fare disegni psicologici o ca**ate del genere. È stato tutto abbastanza “pratico”.

C’era il bambolotto che somiglia a un neonato, con tanto di peso quasi reale, le ossa del bacino di stoffa per far vedere come si dilatano, le palline da tennis su cui sedersi appoggiandole sotto il perineo “perché è lì che sentirete la spinta” (sì sì, uguale a quella del parto, cerrrto), i tappetoni per fare gli esercizi di respirazione e poi c’eravamo noi, le panzone piene di domande dubbi paure speranze pensieri e piene di.. bambini.

Ci aveva spiegato, Cristina, che sì partorire faceva male, ma dovevamo riuscire a fare il travaglio il più possibile a casa, possibilmente nella vasca di acqua tiepida (dpp delle presenti, dal 15 al 30 agosto), e poi dovevamo chiedere di poter camminare durante il travaglio in ospedale. Nessuno poteva obbligarci a partorire nella posizione “classica”, soprattutto per noi con i bambini presunti grandi.

Aveva anche lanciato la sfida, sicura che noi mamme terrorizzate all’idea di partorire dei cocomeri sopra i 4kg in realtà avremmo sfornato dei bambini del tutto normodimensionati, perché i ginecologi “esagerano sempre”.

Poi ci aveva preparate all’allattamento, al pannolino, alla nanna… cose classiche, insomma. Interessanti, ma non è che con qualche buon libro non si potesse ottenere lo stesso risultato. Il livello umano, la condivisione della situazione però sono stati belle cose.
Con qualche mamma sono rimasta in contatto, qualcuna ha fatto un bel parto, qualcuna meno. 
Una ha fatto il cesareo, una un parto quasi come il mio, poi ci sono io che ho fatto il parto epocale, e perfino una poverina con data presunta del parto il 22 agosto, indotta il 1 settembre che ha partorito all’alba del 3. Un'altra era stata assistita da Sorella, la quale mi ha raccontato che dopo 5 minuti di travaglio invocava il demonio ed era "peggio di me". Della serie nonsonol'unicacagasotto.



Il prossimo corso preparto lo farò solo perché partorirò in un altro ospedale, per guardarmi intorno. Ma sarò moooolto scettica su tutto quello che si dice, soprattutto se sembra troppo ottimistico. 

Nel prossimo post, quello che tutti attendete con ansia. Il parto epocale.

ERRATA CORRIGE: avevo già preparato questi post, e per sbaglio quello sul parto è già pubblicato qui. Facciamo finta che siano in ordine giusto, dai.

martedì 29 ottobre 2013

Quentin Tarantino sarebbe svenuto

Bene, eccoci giunti al parto epocale.

Lettura sconsigliata a chi è particolarmente sensibile, a chi non ha ancora avuto figli, a chi ha paura del dolore fisico, sconsigliatissima a chi è attualmente incinta.

COME LO IMMAGINAVO

Musica zen, io che mormoro durante la contrazione, luce soffusa, certo sì il male - ma sopportabile, Sorella al mio fianco, Cody dall’altra parte con gli occhi lucidi, un fagottino di dimensioni non trascurabili che piange sul mio petto. Possibilmente in vasca.

COME E’ AVVENUTO.

La musica non c’era, durante le contrazioni io sembravo posseduta e tra una contrazione e l’altra.. pure, la luce era quella sparata da sala operatoria, il male era una cosa che mai avrei immaginato, Sorella c’era ed era molto professionale, Cody c’era ma ha rischiato seriamente il collasso, il fagottino era un bisonte e non ha pianto sul mio petto, non subito almeno. Niente vasca, al massimo il lago di sangue-e-cacca splatter che ho creato con l’aiuto di Bibi.


Dunque.


Da brava primipara zen, dieci giorni prima della dpp torno dal mare. Ci ero andata con la valigia pronta, ma ero sicura che il fagiolo sarebbe nato a Milano, sai che figura un domani? “G.S., nato a … Varazze, sa la mamma era in vacanza..”

Torno a ridosso di Ferragosto, giorni in cui è più facile trovare in vendita un cappotto di piume di struzzo che un ambulatorio aperto.
Quindi, fingo un dolore e passo dal pronto soccorso in data 17 agosto. Da lì, Sorella riesce a farmi salire al piano X, dove una sua insegnante, ostetrica vecchia scuola, ma fa il “controllo del bacino”, tecnica che non viene più insegnata (lasciamo per un altro post la mia polemica sull’abuso del parto cesareo) per vedere se le ossa dei fianchi della mamma sono abbastanza larghe da far passare un nano. L’ostetrica F. mi fa spogliare e camminare avanti e indietro su un telo, poi prende un cartoncino sagomato e mi traccia delle linee sulla schiena. “Signora” conclude “il suo bacino è bello largo, non c’è che dire. Ma la sente questa? È la testa del bambino, è enorme” 
(penso) Cosa???? 
“Quindi, se vuole un parto naturale, che le consiglio, venga domattina. È l’ultima possibilità”. Da notare che F. non perderà mai l’autocontrollo e il tono di voce da angioletto zen, nemmeno quando io starò contorcendomi e urlando di dolore.

Leggermente sotto shock, avverto Cody che il giorno dopo non andrà al lavoro. Alle 8 siamo in Mangiagalli, e mi fanno accomodare nel pre parto. Ho vicino una ragazza simpatica, anche lei in attesa di induzione, e facciamo un po’ amicizia. Lei farà un parto quasi normale, ma si scoprirà che non ha il perineo, quindi tra una spinta e l’altra verrà fotografata proprio lì, per i libri di testo medici. Oh God.

Conosco il ginecologo R., un tizio pazzo ma bravissimo. Mi visita, e intanto parla al telefono con l’auricolare. Già la visita è fastidiosa, in più lui intanto si fa pure i fatti suoi… sento un dolore intenso, e mi informa che mi ha fatto lo scollamento.
(penso) grazie di avermelo chiesto. 
Mi mettono il gel, e dicono che da lì a poco potrebbero iniziare le contrazioni. E in effetti, eccole. Chiedo a Cody di portarmi a passeggiare in corridoio, camminare aiuta il dolore. Ogni tanto, mi fermo, e sento una specie di fitta che parte dalla pancia e si propaga in tutto il corpo. Mi appoggio a Cody, respiro. Ce la posso fare. Sorella mi guarda e dice “se riesci a camminare, non sono le contrazioni vere”.

Mangio, e alle 14,30 mi visitano. Sono già di 2.5cm, che brava!

Il mio box sarà il numero 6, e Sorella mi rassicura “la sala parto 6 è quella in cui ho visto i parti più belli, sarà un segno?” [ricordatevi questa frase]
Alle 16 mi portano in sala parto e mi rompono le acque. Sento il liquido caldo che scorre dentro la padella, ostetricaF. mi fa i complimenti perché il liquido è molto bello. Iniziano le contrazioni vere, e fanno più male. Sono a letto, mi dicono che non potrò alzarmi per un’oretta perché mi hanno rotto le acque, e quindi Antani sbidiguda prematurata, e io ubbidisco.
Il dolore è più forte, ma respiro, Cody mi fa coraggio, e resisto. Bibi si muove, credo, e io gli parlo. Viene un’altra ostetrica per la donazione del cordone, ho già i moduli firmati. Mi dice di parlare molto col bambino, di prepararlo a quello che succederà. 
(penso) ma se non so nemmeno io cosa aspettarmi?

Mi attaccano l’ossitocina, e so che farà ancora più male. Resisto un’ora, poi il dolore è insopportabile, sono inchiodata a questo cavolo di letto, la pancia è enorme… non ce la faccio
Chiedo l’epidurale. Me ne pentirò per sempre. Non ricordo lo studente/la studentessa che me l’ha fatta, ma lo immagino come uno che probabilmente in realtà pensava di studiare archeologia. Mi ha fatto più male fare l’epidurale di (quasi) tutto il resto. Come se, con un grosso ago, mi ravanasse dentro la spina dorsale. 
Scoprirò settimane dopo, che mi hanno pure fatto un’epidurale leggera, fuffa, perché “dovevo sentire il bambino che scendeva”. F*ck.
Con l’aiuto di un po’ di droga, va meglio. Perlomeno ho un pochino di tregua tra un dolore forte e l’altro. 
Cody è al mio fianco, mi sostiene. Poverino, ho passato mesi a dirgli che lui doveva mettersi DIETRO il letto, e poi il letto è appoggiato al muro, quindi lui vaga come un’anima in pena tra il lato dove ho la flebo e il lato dove c’è il monitoraggio. Suddetto monitoraggio non funziona molto bene, e tra noi si svolge il seguente dialogo, più di una volta. 
“Ecco, ecco, un’altra contrazione! Fu, fu, fu.. che maleee!” 
“Ma no, amore, il monitor non la registra, sei sicura?” 
“Certo fu fu fu che sono SICURA, fu fu fu,  fa un male boia!” 
“Qui però non si vede.. peccato”.

Entra ostetricaF., con il suo modo di fare da insegnante di yoga. Fisicamente è bassa, tarchiatella, con un viso alla Rosy Bindi e lo stesso taglio di capelli, con frangetta ancora più monastica. “Ecco, signora, adesso facciamo un po’ di esercizio” 
(penso) Cosa cosa cosa? Dovrei alzarmi? Non ce la faccio. No no. 
“Adesso scende dal letto, e Cody la aiuta un po’, va bene?” 
(penso) Ho scelta?

Con Sorella che ci guarda, Cody e io assecondiamo le contrazioni tenendoci per mano, ai lati opposti del letto, e quando arriva il dolore forte ci abbassiamo. Lui mi tiene, io scendo quasi fino a terra. Non sento quasi il male, da tanto sono concentrata a non cadere. Poi cambiamo esercizio. OstetricaF. mi fa fare l’hula hop, esercizio di cui avevo letto sui libri: aiuta a far incanalare correttamente il bambino. Ma non è un movimento normale; ostetricaF mi tiene per i fianchi e mi fa roteare fino quasi a farmi perdere l’equilibrio. Il terzo esercizio si svolge sulla scaletta che serve a salire sul lettino da parto. Seduta sul gradino più alto, con le gambe aperte e le ginocchia piegate (posizione ranocchia, per capirci), quando arriva la contrazione devo scendere fino all’ultimo gradino e spingere un pochino. Tutto con l’aiuto di ostetricaF. Sorella e Cody, seduti dall’altra parte del lettino, ci guardano. Mi sembra un provino di XFactor, e glielo dico. Sorella commenta “Sei spiritosa anche in questi momenti”.

Arriva ginecologoR, mi visita (di nuovo al cellulare) e fa un cenno a ostetricaF. Stacca momentaneamente il cellulare, spinge la mano più in fondo, e fa una manovra nota come “rotazione del bambino”. A me sembra che si stiano spezzando le ossa del bacino, fa un male che mi ottunde la mente; urlo come se mi stesse staccando una gamba. Lui e ostetricaF non perdono l’aplombe. Cody si siede.

Poi non ricordo i dettagli, ma vengo messa in posizione “classica” (sì, quella che NON volevo assolutamente), con le mani attaccate a due maniglie che servono per aiutarti durante la spinta. Cody è con me, e io ho paura, tanta paura. Mentre, credo, inizio a spingere, vedo un gruppo di circa 10 camici bianchi che entra in sala operatoria. Penso “Sto morendo. O sta morendo il bambino”.

Uno di questi camici bianchi si stacca dal gruppo, viene vicino a me, sale sulla scaletta e sfodera il gomito. Penso “Oddio no, la manovra di Kristeller no!” Urlo. Sento Cody che trattiene il fiato. GinecologoR guarda scocciato il collega e sibila “non ancora” il collega si ferma, ad aspettare. GinecologoR mi sta preparando a fare la ventosa. Almeno questa cosa me l’ha detta in anticipo.

Dunque, io fino a quel momento sono stata vista nuda da: i miei genitori, Sorella, Cody. In quel momento ci sono tre persone che mi guardano proprio laggiù, altre sette/dieci che mi guardano da in fondo alla sala, più Sorella e Cody. Meno male che ho il cervello mezzo spento, se no arrossirei.

Presa dal panico, ho un momento di totale black out. Non ricordo nulla, non so quando ho effettivamente iniziato a spingere, non so se mi hanno fatto qualcos’altro. (oltre allo spezzamento del bacino, l’epidurale fatta da un macellaio, lo scollamento e l’infarto dovuto a tutta questa gente che è entrata?)

Ricordo che torno in me perché penso, con molto umorismo, che probabilmente sembro la bambina dell’Esorcista. L’effetto dell’epidurale se n’è bello che andato, io sono sdraiata in posizione da parto, con le gambe aperte, due persone che mi tengono le ginocchia schiacciate contro il petto, ho la schiena inarcata, la testa ribaltata indietro e sento un rumore fastidiosissimo… che mi accorgo essere il mio urlo. 
Un urlo che non saprei riprodurre, che mi esce dalla pancia, dai polmoni, non dalla gola. 

L’ironia vuole che in controtempo rispetto al mio urlo se ne senta un altro provenire dalla sala parto affianco. (Dove una ca-ga-sot-to, mi sia consentito dirlo, sta partorendo il secondo figlio, di 2.7kg.) 

Non ricordo di aver guardato Cody, ma so che è seduto, bianco/verde, e fa il tifo per me. Sorella lo sostiene. 
Il pazzoide di prima riparte in quarta, e stavolta la Kristeller me la fa, urlando “Pancia dura, signora, pancia dura!” 
(Penso) ma non si diceva spinga? GinecologoR sta facendo la terza ventosa a Bibi, laggiù da qualche parte, OstetricaF mi ha fatto il taglio, l’episiotomia, insomma, mi manca solo che chiamino davvero l’esorcista!
Quando ormai Cody sta per svenire, e (saprò dopo) GinecologoR sta dicendo a OstetricaF “Questa è l’ultima spinta, poi si va di cesareo, la sala operatoria è già pronta”, Sorella grida: “LA TESTA!!” 

Cody si riprende, io abbasso lo sguardo e vedo la testa di Bibi. Coperta di ricci neri. E io so il perché. Da lì, è tutto più semplice. In realtà scopro dopo che pure le spalle di Bibi hanno fatto fatica a uscire, ma io non me ne sono accorta. Lo sento scivolare fuori, e me lo ribaltano sulla pancia. 
Niente momento tenero mamma e figlio pelle a pelle, però. Cody e io piangiamo e ci guardiamo. Però di Bibi io vedo solo i piedi. Il cordone viene tagliato di fretta, il Nano portato via da me. Mi chiedo cosa voglia dire, ma sono troppo sconvolta.

Un’altra piccola spinta, e OstetricaF, leggermente scarmigliata ma sempre lieve e tranquilla, solleva soddisfatta la mia placenta.
Poi entra un altro medico, tipo il primario di Cuciologia, per mettermi i punti. Lavora tanto a lungo che Cody mi sente urlare, scocciata: “Allora, lì sotto abbiamo finito?”. Fa fuori tre fili diversi. Praticamente, cuce partendo dai polmoni.
Poi, là, mi mettono del ghiaccio. Mi guardo intorno, e sembra una scena delle Iene. Sangue e qualcos’altro ovunque. Scopro che il Nano, mentre usciva, ha fatto la cacca ovunque.

E finalmente eccolo, il frutto delle mie fatiche erculee: in braccio a Sorella, il bisonte bambino più bello del mondo.

È successo che era un po’ sofferente dopo il parto (ma dai??) quindi lo hanno portato nell’isola pediatrica e gli hanno dato un po’ di ossigeno. Poi bagnetto, pesata, svenimento dell’ostetrica che lo ha pesato, e infine Sorella, prima di portarmelo, si è affacciata al corridoio che divide le sale d’attesa dal reparto per far vedere il bambino ai nonni, da lontano.

Ricordo solo che lo tenevo, che ho provato ad attaccarlo subito al seno e lui ha reagito benissimo.
Ero sudata, sporca, distrutta, ma devo dire che ero felice. Non smettevo di piangere. Una volta ricomposta in qualche modo, e coperta ben bene sotto un telo verde, sono stata portata nel corridoio, dove i nonni hanno potuto vederci, per la prima volta insieme ma divisi.

Ho pensato che non era poi così bellissimo, con la testa piena di bozzi, la faccina gonfia e l’aria decisamente stravolta. 
Poverino, quello che ho vissuto io, lui l’ha vissuto da dentro. Ma l’ho amato subito, di un amore possessivo, forte, grande, invincibile. Ho guardato i suoi occhietti.  

Un secondo, ed ero mamma. 18 agosto 2011, ore 20.43.